giovedì 28 febbraio 2019

In certo poliziesco...

...almeno un buono alla fine è salvato ed almeno un cattivo punito: che lo si faccia con parole scritte, con immagini disegnate separate da linee sulla pagina, con figure sempre disegnate ma in movimento su uno schermo, con immagini su questo di persone vive che agiscono. Ma il poliziesco sarebbe fiction secondo la posizione maggioritaria per la cosiddetta teoria della stessa; questa si fonda sulla salienza, ossia sul "fatto" che la fiction è un altro mondo: che ogni opera d'arte o che vuole esser tale è finzione, un M1 (2, 3, 4, 5 etc.) il quale si distingue da M0 per l'irriducibile incompletezza del primo. In quel genere di poliziesco vincono consolatoriamente i buoni, e l'attore esce sul palco a fine rappresentazione per appunto annunciare: "Son tutti buoni, i salvati". Neoplatonismo in salsa analitica, e dunque l'arte rimane "terza". "Se [...] fussino tutti buoni", scrisse il Segretario. Per Robortello quella tragedia rischierebbe, causa finale, di sembrar commedia, e dunque Giraldi dovrebbe studiarsi di trovare modo per applicare ad essa la sua teoria del tragico onde salvarla dalla sua (eventuale) "bella colpa". Difatti l'arte può usare il brutto in maniera bella, e descrivere così in qualche modo il misto d'amaro (il più) e di dolce (decisamente il meno, per dirla con Gonzales Correas che imitava e Trissino ed Ariosto, onde far due esempi) ch'è il mondo senza copiarlo totalmente, ed anzi facendo possibile l'impossibile. Raymond Burr secondo un aneddoto spiegò ad una spettatrice di Perry Mason come nel telefilm si vedessero solamente le cause che l'avvocato vinceva.

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