venerdì 8 febbraio 2019

"Nel romanzo...

...si viaggia, non si rimane intrappolati nei confini rassicuranti”. Detto di un volume singolo appena impresso: ma poi, a mille chilometri da casa, il lettore incontra “per caso” un proprio compatriota - come l’intende inclusivamente l’elideista; meglio, un concittadino, che è programmaticamente la stessa cosa -, abbenché ribelle. E poi si torna davvero a casa. Un depistaggio, un trucco, dunque; aggravato dal piombare nel conosciuto proprio in tempo per trovarsi nel cuore di un evento simbolo della Storia Patria. A tale coincidenza appositamente turbante si aggiungono quelle fra le età di coppie (dualità base di ordinamento anche attraverso l'opposizione) di personaggi talmente precise da sembrare (?), come scrisse qualcuno tempo fa in un testo non pubblicato, "iperclassicismo", cioè una ricerca sovrabbondante di corrispondenze equilibratrici, magari a distanze esatte, magari con un punto medio (la follia di Orlando all'esatta metà del Furioso può essere considerata un cedimento ariostesco all'iperclassicismo, "salvato" da tutto il resto) a ribadire. Tutto ciò, per la concezione oggi maggioritaria almeno, non è un pregio, bensì un crimine, a meno che non venga svelato come una voluta provocazione, magari facendo formulare la teoria da un personaggio, secondario ma non inserito unicamente allo scopo, in scena.

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