sabato 23 febbraio 2019

Nella sopravvalutata...

...teoria della finzione, di mondi (cosmi, perciò) a lungo discorresi, e di libri non concreti, quelli dall'opera d'arte composti. Da quest'ultimo punto di vista, non unicamente romanzi (in prosa, dato che ormai non si considerano più quelli in metro) e composizioni versificate includono tutt'altro che l'insieme completo degli elementi del cosiddetto "reale", ma anche ogni rimanente descrizione possibile della - diciamo così - "realtà effettuale". Ciononostante, quel che si rischia d'obliare nell'indicazione di ciascuna opera quale mondo chiuso (che poi non porta ad esortare ad un'analisi che cerchi gli elementi individuanti del risultato, ma quelli unificanti, si potrebbe dire paradossalmente, di questo insieme comunque poroso, soprattutto quando l'atto della "lettura" è la premessa di una nuova forma) è che tutti questi libri, ciascuno di questi mondi è tuttavia parte del mondo plurale in qualità di oggetto attivo e corruttibile - e forse, attivo perché corruttibile -: quest'ultimo aspetto almeno elideisticamente significa che una certa attività residua è esercitata ancor oggi pure dai "libri" (o, come dite voi, mondi) perduti.

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