sabato 30 marzo 2019

Forster...

...ha ragione sulla "tirannia politica" - intesa anche in senso weiliano -; tuttavia la tirannide religiosa (necessità di comportamenti determinati, rituali) discende anche alla tirannia politica. Come queste ultime opinioni, i metodi derivanti dagli studi compiuti, le professioni, tendono ad irrigidirsi in religioni ulteriori, il cui procedere canonizzato diviene la soluzione d'ogni problema.

venerdì 29 marzo 2019

L'impresa riformista...

..."riforma" la produzione o come prodotto o come processo per (qui il luddismo aveva ragione, pur se a sinistra altri hanno "costruito" meglio il discorso) sostituire gli operai colle macchine a vantaggio del profitto. Olivetti fu un "caso"...

giovedì 28 marzo 2019

E l'indicazione...

...per cui quanto deciso dagli stati dell'Unione Europea sull'ora legale nel 2021 dovrebbe non danneggiare l'efficienza dello spazio economico, in primo luogo conferma che l'idea guida è ancora quella di un MEC (in realtà, l'idea unica), come sospettato dall'elideismo, e che le dichiarazioni sull'aspirazione ad uno stato unico multiculturale etc. sono solo di facciata; e poi indurrebbero alcuni in tentazione: quella di reintrodurre le dogane, le frontiere e le monete "nazionali", nonché ventisette ore diverse.

mercoledì 27 marzo 2019

Il terrore...

...della morte fa dir cose assai di cui in quel momento specifico si è convinti, e che urgono per la situazione. Vengono fatte stupidaggini col senno di poi anche in altri momenti in cui qualcosa pare irreversibile, pur senza temere la fine della contemplazione dell'apparenza. Urgere: 'serrare dappresso, premere'.

martedì 26 marzo 2019

"Proprietà" umana elideista.

Paradossalmente, se ho diritto mio proprio ad esistere in quanto insisto, ho diritto anche a privarmi, io e soltanto io, della proprietà mia ultima, che è la vita. E' proprio perché posso togliermi quella vita che è composta delle conoscenze ed esperienze che soltanto io ho combinato in quel modo, che nessun altro può togliermela. Anche quelle che sono state scelte dai miei genitori etc. prima che potessi esercitare la mia libertà sono nella loro sistemazione diverse da quelle di tutti gli altri, poiché i soggetti che hanno interagito per comporla sono unici e la composizione della loro interazione lo è altrettanto, come il modo in cui il soggetto ricevente ha ricombinato quanto immesso, esplicitamente o meno. La stessa "imperfezione" umana garantisce la varietà.

lunedì 25 marzo 2019

Fra...

...stabilità e trasformazione. La stabilità è relativa, temporanea. E' un "lentissimo" modificarsi che appare fermo.

"Sa decidere".

Se la decisione è imposizione, bisogna vedere il fine dell'imposizione.

sabato 23 marzo 2019

In verità...

...in verità vi dico: la trama di un romanzo dovrebbe restituire al lettore una visione del mondo. Se davvero (ma proprio, sul serio, dopo un severo, lungo, ed approfondito studio del libro, risalendo per esempio a tutte le fonti ricostruite rintracciabili) il lettore giunge senza speranza alla conclusione che essa non c'è - posto che un mondo ridotto a schegge di specchio conficcate nella carne, da cui si ricavano solo frammenti di immagine irriflessi sul corpo, potrebbe essere proprio la visione di cui si è alla ricerca - allora il problema sarebbe davvero grave. Ma talvolta è il lettore che non trova la sua ordinata visione del mondo nel libro che legge. Montaigne ebbe in orrore il saltellare e svolazzare del Furioso da una vicenda all'altra come un uccelletto di ramo in ramo perché fu convinto fosse il segno di una trama debole. Fu sordo alle spiegazioni di Ariosto stesso, ed evidentemente non conobbe - o fece mostra di non conoscere - l'entrelacement francese di certe chansons de geste e di certi romanzi cicli di romanzi in prosa francesi del XII secolo ed oltre. Di nuovo bisogna anche intendersi su "visione del mondo". Intendete un'immagine coglibile tramite un onnicomprensivo coup d'oeil ed ordinata, una vera "Ansicht" cosmica? Quella potrebbe essere la vostra visione? Intendete qualcosa che vi lascia infine una speranza inoppugnabile? Non è detto che tutti sperino. Cosa intendete col sintagma "visione del mondo"? Insomma, alcuni potrebbero creder vero che uno stile pieno sia un equilibrio instabile, perché dovrebbe avere perennemente in corso il proprio superamento.

Le dinamiche...

...della mirabilmente complessa società umana attuale, dissolte in acido acribico, tendono a somigliare a quelle di un branco.

giovedì 21 marzo 2019

Il problema...

...filosofico ha sempre da essere invariabilmente "morale"; e si può immaginare una sua successiva mutazione in "metafisico".

Invero...

...si può affrontare in uno scritto particolare il problema specifico - ma una specie di un genere superiore può essere genere di una serie di specie inferiori - dell'arte proprio al fine di spiegare che essa è soltanto una sovrastruttura (Überbau) della società altrettanto particolare che la esprime. Ossia, Karl Marx non era obbligato a non scrivere di "estetica".

mercoledì 20 marzo 2019

"Bisogna...

...pur vivere". A voler guardare proprio il microdettaglio, no. Solo alle proprie condizioni: è una scelta possibile.

martedì 19 marzo 2019

Finale...

...di qualcosa che verrà poi: "...insomma, il sospetto è che uno stile pieno sia un equilibrio instabile, giacché dovrebbe avere perennemente in corso il proprio superamento".

lunedì 18 marzo 2019

Ciò che...

...si desidera è ritenuto di maggior valore rispetto a ciò che è già proprio.

Du contrat social...

CHAPITRE II. Des premieres Sociétés.. [...] "Les enfans, exempts de l’obéïssance qu’ils devoient au pere, le pere exempt des soins qu’il devoit aux enfans, rentrent tous également dans l’indépendance".

sabato 16 marzo 2019

E suvvia...

...non fate finta di non sapere che anche le piante sono esseri viventi: certo, non si lamentano o vi guardano con implorazione, ferocia inerme, disprezzo e / o disapprovazione mentre le tagliate o strappate dalla terra. Aristotelisticamente (non "aristotelicamente") parlando, sono animali, anche se non bestie.

venerdì 15 marzo 2019

"E gli...

...dei furono figli dell'uomo", scrisse piamente Giovan Battista Nicolini nelle sue Lezioni di mitologia ad uso degli artisti, Firenze 1855. Dipende poi come legge il lettore. Piamente poiché l'espressione "figlio dell'uomo" è evangelica (Matth. XI 19, XII 8, XIII 37 e 41, XVI 27, XVII 9 e 21, XVIII 11; Mar. VIII 38, IX 8; Luc. IX 26 e 44, 56 e 58).

giovedì 14 marzo 2019

Per Schopenauer...

...mancanza di memoria è pazzia (Il mondo come volontà e rappresentazione I § 7).

mercoledì 13 marzo 2019

E questo è il problema...

...grave e particolare del lavoro moderno che, per dirla secondo un linguaggio abbastanza accessibile attualmente benché riduttivo: "muta aspetto, ma non cambia sostanza". Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica pag. 911, righe 9 - 13: "sicché di fatto la particolarizzazione del lavoro, la scomposizione sociale di esso [...] dalla parte dell'individuo [ma in realtà degli individui: in particolare "gli altri" rispetto al punto di vista del soggetto] si presenta come se la sua propria particolarità intellettuale e naturale assumesse al tempo stesso la configurazione di una particolarità sociale". E', di nuovo, proprio questo il problema: che successivamente all'assunzione del lavoro l'individuo viene ridotto ad esso, assorbito da esso. Marx ci ha spiegato che nell'epoca preborghese si era già il proprio lavoro alla nascita; ma il meccanismo sociale oggi agisce dopo che si è scelto (relativamente) il lavoro, e trasforma il lavoratore nel lavoro che fa.

James Mill ci dice...

...seguendo Adam Smith, che se due uomini limitassero le proprie operazioni lavorative, uno a raccogliere frutti dagli alberi, l'altro ad intrappolare ed uccidere bestie, ciascuno dei due riuscirebbe ad essere più produttivo in quell'unica operazione che dedicandosi da solo ad entrambe; ma sarebbero reciprocamente dipendenti per una di queste operazioni: il che non accadrebbe compiendo entrambe le operazioni ciascuno da solo.

martedì 12 marzo 2019

Anche un solo (Ma almeno II)...

...senso fornisce una rappresentazione del mondo; e più numerosi sono i sensi disponibili al soggetto, e maggiore è la loro raffinatezza e profondità, migliore la loro coordinazione reciproca, più prossima al cosiddetto ottimo è la rappresentazione che forniscono. Il "problema" pare essere quello per cui ci sarebbe un senso prevalente sugli altri ogni volta, così in ciascuna branca di quadrupedi o bipedi, come in qualsivoglia differente esemplare di una singola specie. Ma ciò non toglie che anche il semplice tatto dispensa, per quanto circonfusa di (relativa) vaghezza, una rappresentazione, o che la fornisca l'ottavo senso congiurato cogli altri eventuali sette di un essere: certo in qualità di "elaborazione (relativamente) centralizzata e ridistribuita". L'idea dunque schopenauriana (ma non soltanto sua) che il mondo cominci alla apertura del primo occhio è sbagliata, se intesa sensu stricto.

Ma almeno...

...inizialmente, per il soggetto la rappresentazione senza eccezione è l'oggetto; anche perché, come dire: la sua posizione è tra il soggetto e l'oggetto, davanti a quest'ultimo (qui può giovare il ritorno alla Scolastica per comprendere, persino nella sua declinazione stilnovistica). La rappresentazione è Vorstellung.

lunedì 11 marzo 2019

"L'accadere...

...del tal evento è piuttosto difficile (+che facile)". Una costruzione della frase con meno sottintesi ed impliciti grammaticali etc.

La "mentalità critica...

...dell'Occidente" circa le questioni sembra spesso: "scegli una 'scuola' con la quale stare per il tema; e se possibile una cui opporti in conseguenza della scelta: anche se, caricandoti il peso dell'esame, ti sei convinto che entrambe sbagliano in qualcosa".

sabato 9 marzo 2019

Il livello...

...della forza fisica in un essere umano sembra variare significativamente secondo la quantità di interesse che lo coinvolge nel realizzare un'azione.

venerdì 8 marzo 2019

Sminuire...

...chi desideravamo (il che vorrebbe "tecnicamente" dire che qualche resto di quel desiderio fa ancora sentire i suoi effetti in un eventualmente imprecisabile anche dal soggetto angolo) o desiderammo ma non ci ricambiò è il trucco della volpe coll'uva e la traccia spuria di una autovalutazione probabilmente eccessiva.

giovedì 7 marzo 2019

Un elenco (in modo pressoché certo parziale)...

...delle discipline che taluni potrebbero considerare necessarie per cominciare ad affrontare una discussione dettagliata del tema: "se l'uomo sia un 'animale politico' " come assiomaticamente posto da Marx contro Rousseau, Defoe, in parte almeno De Brosses e forse Hegel nella misura in cui quest'ultimo considera la proprietà pubblica una rinuncia utile e temporanea al mantenimento della proprietà privata, comunque internamente al soggetto - riflessivamente, idealmente - tenuta per privata, in modo prossimo ad una posizione espressa da Vico nella Scienza Nuova: etologia, geografia generale ed umana, biogeografia, etnologia, antropologia, sociologia, psicologia, storia diritto e filologia.

mercoledì 6 marzo 2019

Idea conservatrice...

...o "reazionaria" di società nella Teoria del potere politico e religioso di De Bonald, pag. V: "L'uomo non esiste che per la società". Hegel identifica la società collo Stato, mentre Marx sembra convinto che sia possibile una società senza Stato.

martedì 5 marzo 2019

Comunque, chiariamo che...

...senza "erudizione", cioè competenze più che minime, sia metodologiche generali, sia linguistiche, paleografiche, storiche etc., non si può fare filologia: dunque ogni filologia, ogni scavo filologico, deve essere sorretto da erudizione; altrimenti non si dovrebbe persino cominciare. E sotto il profilo pratico ogni conoscenza ad un certo punto dei propri studi acquisita non permane a disposizione per l'eternità in un pacifico cassetto, ma bisogna fare ogni sforzo, via esercizio il più possibile costante, per mantenerla. Questo al "mero" scopo di edizione e commento. Per la critica "estetica" sembrerebbe augurabile, addirittura necessaria una certa, financo ampia, apertura mentale, il tentativo di comprendere il sistema di idee dell'autore e vedere poi quanto il risultato termini ad essere "internamente" coerente a quello, piuttosto che con quello del critico moderno, pure se quest'ultimo, quando dovrà infine dare un proprio giudizio "oggettivo", non riuscirà mai ad evitare l'infiltrazione delle proprie idee nel giudizio stesso. A spiegarsi il successo ed il fallimento di un'opera nella sua epoca e nelle successive risulterà più utile studiare i critici passati che hanno affrontato l'opera, il genere o l'arte in generale ricostruendone certo faticosamente le idee - si tratta di pagine a migliaia - per poi confrontare le proprie conclusioni col resto della letteratura secondaria - sempre e soltanto l'opera originale è primaria -. Si tenga conto che, nonostante quanto scritto sopra e nonostante l'impostazione elideistica spinga ad un ampliamento costante di quanto l'individuo conosce, il filologo comunque non è una enciclopedia che, a domanda, restituisce invariabilmente risposta breve e definitiva su di un argomento.

lunedì 4 marzo 2019

Estratto dai (secondi) appunti...

...a Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica, pagina 9, righe 4 - 6: "A prescindere dalla grosso|lana e violenta separazione di produzione e distribuzione, | dal loro rapporto reale". La parentesi graffa racchiude le considerazioni sul testo: {che, come in fondo intuisce e scrive anche Marx, teoricamente certo, ma per una qual parte anche praticamente sono in rapporto circolare; e questa circolarità potrebbe essere con opportuni accorgimenti ulteriormente potenziata, mentre si portasse avanti uno svincolamento della produzione da ciò che non è rigenerabile, più che "rinnovabile" [DELG 664 νέος: 'giovanile (giovane), inatteso, straordinario']. Il processo è parzialmente in corso, ma appunto l'equivoco "sinonimico" per cui 'rinnovabile' sarebbe identico a 'rigenerabile', nonché un'ancóra strisciante idea che la Terra possa superare comunque il potere distruttivo dell'umanità, non lo fa procedere quanto dovrebbe.}

sabato 2 marzo 2019

Ci sono, sembrerebbe...

...due tipi di benessere umano (o forse tre: ma quello egometistico...): 1) il proprio, che come direbbe qualcuno è la soddisfazione sfrenata d'ogni proprio desiderio; 2) il benessere socialmente approvato. Ci sono altrettanto ipoteticamente d'altra parte due tipi di mal - essere (se si esclude il nulla: vedi un romanzo del 1979): a) l'eccesso di qualcosa (troppi dolci alzano la glicemia fino ad originare gravi malattie; dormire pressoché zero non provoca solo danni alla efficienza lavorativa etc.), che è un mal - essere naturale; b) il disapprovato moralmente, ossia "socialmente", cioè un atto che pur deprecato da taluni degli altri esseri umani, non danneggia di necessità l'individuo che lo compie né talvolta in modo evidente un altro, ma turba le consuetudini. Spesso, quando "vogliamo il nostro male" nella definizione di qualcuno, si tratta dell'ultimo tipo; il che indebolisce un poco la tesi secondo cui non operiamo sempre per il nostro bene (quello che riteniamo tale). E difatti se i cirenaici ed Epicuro ponevano come fondamentale il piacere, "Aristotele" faceva di quest'ultimo un fattore comunque di base per lo scopo ultimo dell'uomo, ossia la felicità: egli conchiude per l'eccellenza di un piacere di relazione moralmente greco. Il cosiddetto "Occidente" ha poi pensato variamente, attraverso la "mondializzazione" culturale romano - pagana e successivamente romano - cristiana che ha assorbito il modello,che la morale nobiliare "greca" di Aristotele fosse universale (cosa la quale possiamo dire "vera" per l'orbis romano, con tutta una serie di "piccole" eccezioni), e noi viviamo ancora in tal sogno, benché certuni potrebbero valutare che né questo, né colui che lo sogna, sia particolarmente bello. Inoltre: si può certo star bene raggiungendo piaceri facili da ottenere, o quel che serve onde mantenere il bene ampiamente considerato primo per l'uomo, ossia l'autoconservazione, al minimo. Ma potrebbe esservi chi pensi che in tal guisa non si progredisce, non ci si sviluppa, non se ne esce rafforzati.

venerdì 1 marzo 2019

La resistenza...

...all'uccisione, al saccheggio, all'incendio (di proprietà private o di interesse per un individuo: Rousseau, Du contrat social), è certo individuale o familiare - e dipende a che famiglia ci si riferisce -; la resistenza sociale (ossia che collega fra loro singoli reciprocamente estranei) non si può dare per naturale, checché ne scriva Bastiat nelle Armonie economiche: "se manifesterait de fait, meme en l'absence de tout code". Nel momento in cui Bastiat scrive: " '...les faits qui sont trop pres de nous'. Tel sont les phenomenes sociaux au milieu desquels nous vivons et nous nous mouvons. L'habitude nous a tellement familiarises avec ces phenomenes, que nous n'y faisons plus attention" (pag. 16 edizione 1851), il punto è che questo non farvi più attenzione, ossia questa abitudine - che, come scrisse "Aristotele", si trasforma in una 'seconda natura' -, è appunto pure ciò che ci fa credere che certi comportamenti sociali siano anche individualmente naturali, che "si manifesteranno di fatto, anche in assenza di una legge scritta". Certo accadrà, e pure un numero non indifferente di volte; ma una 'seconda natura' supposta in base ad una alta frequenza di certi eventi, non corrisponde necessariamente alla natura prima, ma a ciò che si ha per istintivo in un contesto sociale - dove "istinto" e "sociale" sono quasi in contraddizione -.