sabato 2 marzo 2019

Ci sono, sembrerebbe...

...due tipi di benessere umano (o forse tre: ma quello egometistico...): 1) il proprio, che come direbbe qualcuno è la soddisfazione sfrenata d'ogni proprio desiderio; 2) il benessere socialmente approvato. Ci sono altrettanto ipoteticamente d'altra parte due tipi di mal - essere (se si esclude il nulla: vedi un romanzo del 1979): a) l'eccesso di qualcosa (troppi dolci alzano la glicemia fino ad originare gravi malattie; dormire pressoché zero non provoca solo danni alla efficienza lavorativa etc.), che è un mal - essere naturale; b) il disapprovato moralmente, ossia "socialmente", cioè un atto che pur deprecato da taluni degli altri esseri umani, non danneggia di necessità l'individuo che lo compie né talvolta in modo evidente un altro, ma turba le consuetudini. Spesso, quando "vogliamo il nostro male" nella definizione di qualcuno, si tratta dell'ultimo tipo; il che indebolisce un poco la tesi secondo cui non operiamo sempre per il nostro bene (quello che riteniamo tale). E difatti se i cirenaici ed Epicuro ponevano come fondamentale il piacere, "Aristotele" faceva di quest'ultimo un fattore comunque di base per lo scopo ultimo dell'uomo, ossia la felicità: egli conchiude per l'eccellenza di un piacere di relazione moralmente greco. Il cosiddetto "Occidente" ha poi pensato variamente, attraverso la "mondializzazione" culturale romano - pagana e successivamente romano - cristiana che ha assorbito il modello,che la morale nobiliare "greca" di Aristotele fosse universale (cosa la quale possiamo dire "vera" per l'orbis romano, con tutta una serie di "piccole" eccezioni), e noi viviamo ancora in tal sogno, benché certuni potrebbero valutare che né questo, né colui che lo sogna, sia particolarmente bello. Inoltre: si può certo star bene raggiungendo piaceri facili da ottenere, o quel che serve onde mantenere il bene ampiamente considerato primo per l'uomo, ossia l'autoconservazione, al minimo. Ma potrebbe esservi chi pensi che in tal guisa non si progredisce, non ci si sviluppa, non se ne esce rafforzati.

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