lunedì 8 aprile 2019

Prima di tutto...

...un essere umano si riproduce se vuole; quindi se trova un altro essere umano che voglia farlo con lui. Poste queste due colonne su cui reggere il ragionamento, si può proseguire. Ossia: dal punto di vista meramente naturale sia il maschio che la femmina umana sono nati, direbbe qualcuno, col fine della perpetuazione della specie: è dunque errato sotto un certo profilo dire che il ruolo riproduttivo della donna (termine desemantizzato in italiano, ché altrimenti sarebbe ipocrita, discendendo da DOMINA, ossia "padrona, signora", sicché dovrebbe essere la donna a comandare) è sociale; è sociale - meglio culturale - come direbbe ancora oggi Wilhelm Reich, il matrimonio monogamico indissolubile, quello cui essa sarebbe "costretta", una volta che un maschio qualunque l'avesse "onorata" del suo interesse, a cedere al di lui diritto irrefutabile, posto che altri maschi - principalmente il padre, ma anche il maschio più anziano della famiglia, e talvolta persino i figli - trovino il candidato con una dotazione sufficiente di ricchezze, di sposarla, e rimanere vincolata a lui addirittura oltre la propria capacità riproduttiva ed al di là di quel punto nel tempo nel quale in casa non vi è più alcun figlio da crescere. Il miglior campione di questa assurda conseguenza in base alle premesse, per cui la donna è utile unicamente a riprodursi e tuttavia ha da rimaner serva al focolare dello sposo, è il signor Hegel, allo stato delle letture, il pastore mancato. Non sembra dunque corretto dire che naturalmente la funzione della donna non è la riproduzione; ma che - poste le premesse all'inizio di questo scritto -, se accogliamo una simile proposizione, dobbiamo anche ammettere che a rigore e dall'angolazione naturale, tale funzione esclusiva deve assegnarsi puranco al maschio colle medesime restrizioni che invece l'uomo di Stoccarda assegna alla donna, essendo il matrimonio vita natural durante pura istituzione umana, se non è più corretto dire maschile. Ed inoltre, "legando" la funzione della donna monisticamente alla procreazione ed all'allevamento, sarebbe necessario concludere che, non appena uscito di casa l'ultimo figlio, il matrimonio risulti sciolto, perché evidentemente la funzione riproduttiva in quel contesto risulta terminata per volontà altrui, e quella d'allevamento indicherebbe nel vuoto altrettanto, anche allorché la donna avesse trentasei anni. "In quel contesto" non vuol dire, ovviamente, che debba cercarne un altro per il puro fatto di poter ancora assolvere alla funzione con un "soggetto" differente.

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