martedì 23 aprile 2019

Sul rifiuto capitalista dello Stato.

Sostenere che ogni spesa statale (fin quando non si fosse riusciti a creare la società orizzontale a libera associazione degli umani obiettivo di Marx etc.) sia sottrarre agli individui risorse inutilmente significa che bisognerebbe sopprimere anche quelle istituzioni che tutelano il diritto di proprietà del buon borghese proprietario capitalista, e tornare ad esporre il trasferimento dei beni all'arbitrio della forza fisica od armata; ora, chiaramente il buon borghese stesso si opporrà ad un'idea in base alla quale lui perderebbe ripetutamente la sua "legittima proprietà" (e qui aggiungo rispetto ad una pregressa versione: "si noti 'legittima' ") - certi teorici capitalisti sostengono come fatto (od anche Fato) appunto che il capitalista stesso ha un diritto forzoso al profitto su quanto deriva dall'impegno / concentrazione del capitale; ma eliminata ogni tassa, altrettanto accadrebbe alle entrate dello stato che non potrebbe mantenere i tribunali o la polizia in grado di riscuotere forzosamente i crediti del capitalista da un debitore con un fisico più possente di colui che reclama i propri diritti. Se dunque la forza statale (elogiata da Hegel nei Lineamenti, sicché lo Stato è al di sopra dell'individuo) è necessaria alla protezione dei diritti dell'appunto individuo, particolarmente del borghese proprietario, è altresì necessario nutrirla, mantenerla: e ciò si ottiene con qualche forma di tassa, cioè di organizzazione, ordinamento; o di tributo, ossia di riscosso in base alla ripartizione dei paganti e la distribuzione a ciascuna parte di una quota proporzionale del tributo, in moneta od in natura, che si tratti di cittadini o, sostitutivamente, di sottoposti; oppure colla schiavitù.

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