venerdì 31 maggio 2019

The Federalist XXIII.

"Diversamente sarebbe un mero trattato [contratto], dipendente dalla buonafede delle parti, e non un governo". Contratto sociale è lo stato per Rousseau, ed Hegel la prende assai male.

giovedì 30 maggio 2019

Critica del Programma di Gotha.

"I. Die Arbeit ist die Quelle allen Reichtums und aller Kultur, und da allgemein nutzbringende Arbeit nur durch die Gesellschaft möglich ist, so gehört der Gesellschaft, das heißt allen ihren Gliedern, das gesamte Arbeitsprodukt, bei allgemeiner Arbeitspflicht, nach gleichem Recht, jedem nach seinen vernunftgemäßen Bedürfnissen. In der heutigen Gesellschaft sind die Arbeitsmittel Monopol der Kapitalistenklasse; die hierdurch bedingte Abhängigkeit der Arbeiterklasse ist die Ursache des Elends und der Knechtschaft in allen Formen. Die Befreiung der Arbeit erfordert die Verwandlung der Arbeitsmittel in Gemeingut der Gesellschaft und die genossenschaftliche Regelung der Gesamtarbeit mit gemeinnütziger Verwendung und gerechter Verteilung des Arbeitsertrages. Die Befreiung der Arbeit muß das Werk der Arbeiterklasse sein, der gegenüber alle anderen Klassen nur eine reaktionäre Masse bilden. Anfang der Seite II. Von diesen Grundsätzen ausgehend, erstrebt die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands mit allen gesetzlichen Mitteln den freien Staat und die sozialistische Gesellschaft, die Zerbrechung des ehernen Lohngesetzes durch Abschaffung des Systems der Lohnarbeit, die Aufhebung der Ausbeutung in jeder Gestalt, die Beseitigung aller sozialen und politischen Ungleichheit. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands, obgleich zunächst im nationalen Rahmen wirkend, ist sich des internationalen Charakters der Arbeiterbewegung bewußt und entschlossen, alle Pflichten, welche derselbe den Arbeitern auferlegt hat, zu erfüllen, um die Verbrüderung aller Menschen zur Wahrheit zu machen. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert, um die Lösung der sozialen Frage anzubahnen, die Errichtung von sozialistischen Produktivgenossenschaften mit Staatshilfe unter der demokratischen Kontrolle des arbeitenden Volkes. Die Produktivgenossenschaften sind für Industrie und Ackerbau in solchem Umfange ins Leben zu rufen, daß aus ihnen die sozialistische Organisation der Gesamtarbeit entsteht. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert als Grundlagen des Staates: Allgemeines, gleiches, direktes Wahl- und Stimmrecht mit geheimer und obligatorischer Stimmabgabe aller Staatsangehöriger vom zwanzigsten Lebensjahr an für alle Wahlen und Abstimmungen in Staat und Gemeinde. Der Wahl- oder Abstimmungstag muß ein Sonntag oder Feiertag sein. Direkte Gesetzgebung durch das Volk. Entscheidung über Krieg und Frieden durch das Volk. Allgemeine Wehrhaftigkeit. Volkswehr an Stelle der stehenden Heere. Abschaffung aller Ausnahmegesetz, namentlich der Preß-, Vereins- und Versammlungsgesetze; überhaupt aller Gesetze, welche die freie Meinungsäußerung, das freie Forschen und Denken beschränken. Rechtsprechung durch das Volk. Unentgeltliche Rechtspflege. Allgemeine und gleiche Volkserziehung durch den Staat. Allgemeine Schulpflicht. Unentgeltlicher Unterricht in allen Bildungsanstalten. Erklärung der Religion zur Privatsache. Die Sozialistische Arbeiterpartei Deutschlands fordert innerhalb der heutigen Gesellschaft: Mögliche Ausdehnung der politischen Rechte und Freiheiten im Sinne der obigen Forderungen. Eine einzige progressive Einkommensteuer für Staat und Gemeinde, anstatt aller bestehenden, insbesondere der das Volk belastenden indirekten Steuern. Unbeschränktes Koalitionsrecht. Einen den Gesellschaftsbedürfnissen entsprechenden Normalarbeitstag. Verbot der Sonntagsarbeit. Verbot der Kinderarbeit und aller die Gesundheit und Sittlichkeit schädigenden Frauenarbeit. Schutzgesetz für Leben und Gesundheit der Arbeiter. Sanitäre Kontrolle der Arbeiterwohnungen. Überwachung der Bergwerke, der Fabrik-, Werkstatt- und Hausarbeit durch von den Arbeitern gewählte Beamte. Ein wirksames Haftpflichtgesetz. Regelung der Gefängnisarbeit. Volle Selbstverwaltung für alle Arbeiter-, Hilfs- und Unterstützungskassen." 1) fin dall'inizio è un programma protestant - tedesco: "Il lavoro è la fonte di ogni diritto e di ogni cultura". Cittadinanza vincolata ad una professione. Perfettamente alienante, come voluto da Hegel (Lineamenti di filosofia del diritto, § 43). Una trappola perfetta in cui se non fai parte dell'ingranaggio come è previsto, non sei nessuno: personalità, non individuo. Così posta, anche "solo" l'umanità è un possesso, non una proprietà.

mercoledì 29 maggio 2019

Dagli appunti...

...all'edizione commentata italiana dei Lineamenti fondamentali di critica dell'economia politica marxiani, pagina 43 righe 5 - 7: "5 - 6: 'nessuna [forma di denaro: moneta metallica, carta moneta, denaro - lavoro...] può superare le contraddizioni inerenti | al rapporto del denaro' (pagina 58, righe 23 - 5 del testo critico tedesco): 'keine aber [...] kann die dem Verhältniß des Geldes inhärenten Widersprüche aufheben,' {commento a questo primo passaggio: "ciò significa che c'è un aspetto della vita, della cronaca e della storia (là dove la dialettica si realizza, diviene materialista) che è adialettico; che in esso appunto muta solo l'apparenza ma interiormente non vi è alcun sviluppo: il rettile non diviene uccello come dialetticamente dovrebbe. Per l'appunto:} 'sondern sie nur in einer oder der | andern Form repräsentiren'." (25 - 6) {Ossia il denaro, rappresentante del valore di scambio, è "la morte in culla" di una interpretazione evolutiva sostanziale della dialettica idealista "riformata" da Hegel - difatti sia Croce che Gentile sentirono la necessità di "riformare quanto già riformato", potremmo dire}.

martedì 28 maggio 2019

Su un paragone poco utile.

Qualcuno disse che James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, ha comparato l’utilità della moneta a quella del linguaggio: la moneta come il linguaggio sarebbe utile in quanto utilizzata da molte persone, quindi quanto maggiore il numero di individui che utilizzano il linguaggio e la moneta, tanto maggiore verrebbe ad essere la loro utilità. Direi che è persino pericoloso, soprattutto per il caso del linguaggio - che è "ovviamente" una traduzione troppo banale dell'inglese "language". Ma, per dire, non sempre in francese langage e langue sono sinonimi -. I punti sono due: a) una sola lingua permetterebbe una comunicazione accettabile fra tutti gli esseri umani ma ridurrebbe la flessibilità del cervello; b) ogni lingua va prima o poi incontro a trasformazioni che minano la solidarietà della lingua ufficiale, ed un'inevitabile crisi dello Stato porta al cedimento dell'organismo della sua lingua ufficiale. Questo già su territori limitati e non necessariamente in conseguenza di una guerra (l'ortografia e la pronuncia del tedesco e del francese, diciamo centocinquanta anni fa ossia a "perimetro costante" più o meno, non erano quelle di oggi). Dunque possiamo dire: 1) che l'utilità di una lingua, e tanto più di una moneta, è temporanea, e ciò è indicato persino da relitti idiomatici: in talune zone d'Italia un certa cifra di denaro è ancora definita "x franc", nonostante il franco francese non circoli più quale moneta di Stato da molto tempo; in paremia e comparabili, nonostante la circolazione ormai pressoché ventennale dell'euro, si dice ancora: "non ho / abbiamo etc. una lira"; 2) che una moneta unica mondiale sarebbe un danno conoscitivo, benché indubbiamente molto inferiore a quello di una lingua unica (comprendere tutti gli altri sul pianeta significherebbe capire gli insulti, chiunque te li rivolga, e questo alimenterebbe i conflitti).

lunedì 27 maggio 2019

"L'unica...

...cosa che riesce a fare è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, pare"; "l'unica cosa che riesce a compiere è dare problemi, sembra". Saggio minimo di elaborazione, pur se non troppo complesso.

sabato 25 maggio 2019

Le parti più...

...interessanti nel simbolo dello Yin e dello Yang sono i due cerchi: quello piccolo nero entro la parte bianca (per l'appunto dei Cerchi, direbbe qualcuno ricordando Dante, Villani e le famiglie a capo delle fazioni guelfe fiorentine) e quello bianco incluso nella parte nera (i Donati, per rimanere all'immagine precedente; benché taluni fremerebbero alla portata antifrastica del nome di famiglia: l'opere "oscure" di tal gesta, se doni, taluni li riterrebbero doni per Fiorenza della distruzione).

Il fatto sembrerebbe...

...che questo secolo, come buona parte del precedente, sia in in realtà iperretorico (neobarocco, provocatoriamente accettando la ancora vulgata definizione dell'aggettivo semplice), e che dietro il continuo rifiuto della retorica nasconda a sé stesso la propria vera natura. D'altronde pare assodato che il secolo precedente a questo sia stato il periodo di più grande successo dei regimi totalitari.

giovedì 23 maggio 2019

Contro Hegel e Gans.

Solo l'uomo libero ha doveri; ma la donna ha doveri, dunque è libera. Se il maschio non si annulla nel matrimonio, ma si sintetizza colla donna e rimane libero, per la donna varrà lo stesso. Se il maschio ha doveri, li avrà anche nel matrimonio, e dunque nei confronti della donna come parte dell'astrazione matrimoniale la quale, oltre a concretizzarsi e nella proprietà e nella generazione, si è precedentemente realizzata nel documento sottoscritto dai coniugi, detto anche "contratto matrimoniale".

mercoledì 22 maggio 2019

Ma...

Ma il progresso marxiano - che è altra cosa sia dal progresso marxista / leninista etc., e da quello owenista - è quel progresso che deve portare all'autosufficienza dell'individuo, alla superfluità della (sovra)struttura sociale come rapporto di dipendenza gerarchica di un individuo da un altro. Mentre ogni tentativo "socialista" fin oggi si è appunto incarnato nell'affogamento dell'individuo entro lo stato. Certe letture di Marx furono confutate da Marx stesso in vita, e l'elideismo vi ha trovato la conferma della sua lettura di Marx. Nei Russica l'autore contesta a Bakunin l'adeguatezza di una "società" a prevalenza agricola rispetto alla rivoluzione socialista, che è esattamente quanto è stato sostenuto tempo fa in un intervento qui. Il fatto è che si confonde il socialismo di Marx con quello dei suoi successori e, confondendo la "dittatura del proletariato" nonché la collettivizzazione dei mezzi di produzione, intermedi in Marx, colla fase finale del socialismo, che è tale in Lenin e persino in Gramsci, si pensa che il fallimento del socialismo partito unico / collettivista etc., sia il fallimento del socialismo marxiano. Si devia per ciò verso un socialismo riformista, riduttore delle sperequazioni, turatiano /owenista, che ovviamente, superato il socialismo finto reale, vorrebbe essere un "obiettivo minimo" - massimalismo e minimalismo -. Ma l'Unione Sovietica e tutto il sistema che le ruotava attorno non aveva affatto raggiunto il punto finale del socialismo marxiano svelandolo per il fallimento che era. Può darsi che il socialismo marxiano sia irraggiungibile: ciò non toglie che sia il socialismo marxista - leninista etc., sia la socialdemocrazia borghese minimalista non siano stati, né siano, l'uno il socialismo "reale", l'altro il socialismo democratico accettabile. Tantomeno uno dei due è il socialismo di Karl Marx.

lunedì 20 maggio 2019

Intanto...

...poniamo in sodo che Marcuse e Galbraith avevano visto giusto; poi traiamo le somme e diciamo che in conclusione il cittadino (ridotto a parte di "pubblico" - parola umiliata - indistinto) ancor oggi è nello stato di produttore - consumatore, e che l'acutezza dei due come degli altri non è servita a mutare il suo stato. Ancor oggi confondendosi la certezza colla stabilità, se si dice che affermare ogni cosa essere incerta, da una certa prospettiva si sta pur formulando una certezza, bisognerà dire che se la certezza dell'incertezza del tutto non è una certezza perché all'interno dell'ordine di idee che esprime una tale proposizione concludere nel modo qui sopra non è ammesso, si dirà che tutto è incerto, però tutto è stabile: come tutta l'acqua che è mossa dalla ruota del mulino mentre la sposta su di un percorso più lungo è e deve rimanere acqua.

Ci sono...

...così tante cose da fare a questo mondo: leggere, scrivere, disegnare, scolpire in vari modi, tessere tappeti od arazzi, comporre musica, dipingere, tornir vasi o pezzi industriali, costruire case, nuotare etc. Può apparire abbastanza incomprensibile il motivo per cui, escluso l'espletamento delle funzioni di base, la maggior parte degli umani si chieda reciprocamente se sta bene, parli di come è stato sorpreso dalla pioggia venti minuti prima e d'altro truciolato simile. S'intende circa le attività inizialmente descritte, che un individuo, da solo o coadiuvato da altri, potrebbe occupare la giornata benissimo ponendole in sequenza armonicamente.

sabato 18 maggio 2019

L'aspetto spesso...

..."forzato" della filosofia della natura hegeliana potrebbe dipendere dal fatto che essa è un ritrovato ed una costruzione di Schelling e della sua "scuola"? O meglio, così si dice, anche se la base di partenza cosciente di Hegel è indubbiamente quella. La dialettica della natura è un tema (incompiuto) engelsiano.

Massimo utile.

Immortalità, eterna giovinezza e primavera, capacità di creazione ex nihilo, trasferimento immediato di luogo in luogo. Qualcuno circa la filosofia hegeliana scrisse definendola antropoteismo; ma non è che lo stato perfetto del capitalismo come sembra possa esser dedotto in specie dalla tensione all'azzeramento di qualsiasi tipo di costo, risulti molto distante da quella che in fondo è solo in quel caso la qualificazione molto sintetica di una dottrina filosofica. Considerate che un'autentica realizzazione di ciò implicherebbe appunto l'esistenza di due soli esseri umani, i quali sarebbero già troppi per la forma pura del desiderio di proprietà.

venerdì 17 maggio 2019

Una volta preso atto...

...che la vita è già una quotidiana pratica di psicologia, antropologia, sociologia ed un altro paio di discipline con esperimenti su cavie umane, tali materie quasi verrebbe da dire che si possono prendere come oggetto di studio solo "per approfondimento".

giovedì 16 maggio 2019

Ora, i "fatti"...

...si esplicano ossia esteriorizzano in sensibili che debbono, per venir definiti tali, essere còlti, percepiti da senzienti, organi di senso; queste impressioni: gustate, odorate, udite e / o viste etc. (sinestesia) devono venir ridotte negli animali superiori ad impulsi elettrici che vengano trasmessi con velocità della luce attraverso i nervi al cerebro il quale rielaborali. Nell'essere umano ciò sospinge svariate reazioni riespressive (esplicare si può dire anche esprimere, pur avendo cura delle sfumature), di cui la più diretta fra tutte è la parola, frutto della complessità nella disposizione degli organi certo, ma cui "basta" finalmente la bocca col fiato; in caso d'arte (tecnica) differente dalla retorica pura, necessitano di penna, strumenti per la lavorazione di tessuti ("diversi fili..."), pennello, legno, vernici, metalli, creta etc. Ciò avviene attraverso una nuova disposizione data dall'individuo che, pur essendo sua parola, onde essere capita abbisogna di farsi lingua cioè sistema di comunicazione variamente interpersonale. Questa è la complessità per cui passa la resa - vedi esteriorizzazione, esplicazione, espressione - di un "fatto", tanto più in forma detta convenzionalmente oggi artistica; questa è la sua "immediatezza".

mercoledì 15 maggio 2019

Questi vostri...

...articoli sulla beatitudine della Ferrante causa anonimato che mantiene quale efficacissimo mezzo promozionale, oltre ad essere falsi (Elena Ferrante è appunto un nome perfettamente credibile ad un registro anagrafico: uno pseudonimo, un faulonimo direte; ma pur sempre un nome) non sono altro se non un pungolo a lei (?) diretto perché esca dal buio, e soprattutto a fine che spartisca il dolore delle interviste e presentazioni nonché di volumi firme cui sono sottoposti tutti gli artisti "normali" (il comune della cosiddetta eccezione), porgendo all'intervistatore specializzato un'altra cavia su cui esercitare il proprio "sadismo della noja", cioè quella sfilza o pallottoliere di domande su titolo, trama, idea - spesso 'filosofica' - che sta dietro l'opera e solita collanina di carabattole ordinate più o meno sempre in una fissa sequenza. "Lei" invece può darsi speri - se non la state già seviziando sotto altro nome, come qualcuno mostrò di ritenere in talune passate occasioni: ed allora il sorriso dell'anima potrebbe essere un suo modo per superiormente consolarsi nel mentre - di sfuggire almeno sotto la falda del nome mentito a tal gioco dove il corpo della pagina, della tavola, del bulino è pretesto per il trastullo con cavi e carrucole durante il quale l'autore è mutato in marionetta, persino dopo che si farà l'inventario della sua vera argenteria. Non volete, insomma, che questi scrittori siano "pen(n)e parlanti"? Ad alcuni neppure riesce di non lasciarsi andare all'esibizionismo. Ed inoltre, qui s'è già scritto: il testo fu letto (ahinoi) in pubblico, recitato senza attori - che gli attori, poi, nel testo sono i personaggi, non l'autore -, con una persona che "interpretava" a voce di volta in volta tutti i ruoli (come Ulisse tra i Feaci, avrebbe detto a lezione e lasciato all'inchiostro esprimere dei suoi scritti l'utinense) per non anni e non secoli, ma per millenni, letteralmente. Il reading? Ma mi faccia il piacere, non lo spacci per nuovo, ché non lo fecero manco per le teste di Eurialo e Niso infilzate sui pila.

martedì 14 maggio 2019

Sì, certo:

ma chi vince alla fine di Watchmen (per cui confronta Giovenale Saturae VI 347 - 48: "quis custodiet ipsos / custodes?")? Ozymandias pare, non Rorschach. Se dunque il Bene cita lodevolmente il Bello, traendo le conseguenze parallele dagli sviluppi di quest'ultimo, si potrebbe dover concludere che perderà.

lunedì 13 maggio 2019

Leggendo Omero...

Se... ...Danao vincitore, è tuo dovere / fare sacre ecatombi agli immortali / apportatori a te della tua gloria, / rendendo grazie in fronte alle rovine / onde ottenere un felice ritorno, / quando tu non lo faccia, che 'l tuo nome / quello si sia di truppa o del Laerziade, colpiratti pur l'ira della dea / come parte che sei fra quegli empi, / ignorando lo sdegno nei commenti / secoli poi vergati con dottrina. Possiamo leggere nella disputa tra Menelao ed Agamennone (Odissea libro III) una riscrittura dello scontro tra Agamennone ed Achille; ma Menelao non è in questo caso Achille, bensì quel che fu allora il fratello. Potrebbe sembrare che il re di Micene abbia appreso la lezione di quell'errore: ma no, è "soltanto" una variante del suo esser pio dell'Aulide, che non gli leva la macchia di allora, eliminata, qual conseguenza della tara di stirpe, da Clitemnestra ed Egisto. Comunque, qui Menelao è l'empio: e viene punito colle sue peregrinazioni, finché non assolverà l'obbligo. Nestore narrante ripara l'errore quasi subito, e giunge "velocemente" a Pilo. Odisseo non viene punito inizialmente perché Odisseo, ma come parte di coloro che non han fatto il necessario: giunge ad Itaca due anni dopo Menelao perché i suoi uomini, i suoi sudditi (ma egli è quasi primus inter pares) han fatto quello che han fatto, il suo prestigio, la sua scaltrezza e la sua Peithò hanno fallito, e prima ancora ed in modo più grave, giacché è stato la mente dell'accecamento di un semidio, Polifemo, aggiungendo empietà alla prima. Potremmo pensare che, trovato un nuovo persecutore per il protagonista, il primo, pur esso giusto, sia naturalmente tornato dalla sua parte, poiché chi è perseguitato ha un protettore, e chi meglio di Atena per Odisseo, a parte il tutelare di suo nonno per ragioni genealogiche, Ermes? Ma Atena...

sabato 11 maggio 2019

E' probabile che...

...in termini generali la libertà di un individuo in una società vada incontro a determinazione in questo modo: i suoi atti non conoscono limiti fintanto che essi non ledono la corporeità e gli attributi che la società riconosce ad un altro singolo. Tali attributi non sono in tutte le società gli stessi, ed in ciascuna società gli individui, anche riuniti in gruppi, lavorano per ampliare le attribuzioni ad essi riconosciute. Ossia, giuridicamente parlando - spinozianamente? - gli attributi sono modalità inseparabili dal soggetto nella particolare società. La morale è proprio, ipoteticamente, in esatto contrario rispetto a quanto ritenevano Labriola (Della libertà morale, 1873, pag. 77) ed altri, educazione: autoeducazione nella misura in cui un individuo adatta il proprio comportamento a quello di un altro cassando alcune azioni poiché quest'ultimo si rifiuta di accettarle e l'agente vuol compiacere il resistente, ottenere la sua approvazione e la sua frequentazione.

Schiller.

"Staat des schonen scheins": Ueber die astetische Erziehung des Menschen, sieben und zwanzigster Brief.

venerdì 10 maggio 2019

Ah,

Georg Wilhelm carissimo: "Ognuno ha il dovere di preoccuparsi della conservazione di sé stesso [...] di procurarsi la possibilità di rendersi utile al prossimo [...] In tal modo, ciò che altri chiamano violenza e ingiustizia, è il compimento del dovere di affermare la propria autonomia rispetto ad altri, e ciò che altri chiamano viltà è il dovere di conservare la vita e di garantirsi la possibilità di essere utili al prossimo"; non è meglio quando il pazzo morto a Torino afferma l'attaccamento alla terra, cioè all'autoconservazione e basta, senza immani foglie d'oro chiamate "possibilità di essere utili agli altri" sotto il cui manto celare (paraetimologia di ipocrita) un istinto di base? Uno strato d'oro che nasconde una cappa di piombo? Sei pure ipocritamente in tema con recentissimi eventi particolari.

giovedì 9 maggio 2019

"Essenzialmente"...

...si tratta di saper distinguere tra ciò che individualmente ti piace essendo importante e ciò che, pur senza piacere alla tua massa corporea separata dalle altre, ha comunque il suo peso: perché si potrebbe dire non esistere qualcosa indubitabilmente senza alcuna importanza.

mercoledì 8 maggio 2019

"Mettere"...

...del tutto "a tacere sé stessi", anche volendo condurre in scritto un giudizio dettagliato di opera altrui, è impossibile: tutta la tua cultura, la tua educazione, la tua vita - o la stessa trinità, che alcuni riterrebbero identità, disposta in ordine inverso - urlerebbe da dentro il proprio feroce dolore per la costrizione, e poi si infiltrerebbe comunque da qualche poro. L'onestà è non farsi sopraffare del tutto dai propri gusti individuali, tentare d'essere consciamente il più oggettivo possibile.

martedì 7 maggio 2019

Ironia tragica...

...nel suo senso iniziale e più drammaticamente pregnante è presentire il dolore futuro, dire persino come sarà, ma essendo le parole del vero che si stava esprimendo inconsapevoli mentre si formano nella gola, salgono, superano i molari e gli altri denti, forzano l'apertura delle labbra e percuotono più o meno violentemente l'aria di fronte ad esse, o l'inchiostro di cui son composte macchia la pagina. La perfezione dell'ironia tragica si trova nell'Edipo re di Sofocle, la miglior tragedia greca secondo Aristotele, che ritiene invece Euripide il miglior tragediografo nel complesso dell'opera.

lunedì 6 maggio 2019

Ma non scrivete stupidaggini.

Per fare un esempio, già Michel Eyquem de Montaigne nel secondo libro degli Essais criticò negativamente certi storici francesi suoi contemporanei per aver volontariamente taciuto circa l'amante detenuta da Francesco I Valois e sul suo peso politico; contemporaneamente perché sosteneva la narrazione fatta dai du Bellay circa le guerre sostenute dallo stesso contro Carlo V fosse niente più che un'arringa contro l'imperatore asburgico. Sostenere che la storia è di per sé una disciplina critica - usando l'aggettivo in modo appena migliore rispetto a certi studenti di scuola superiore che stanno per partecipare ad un concorso nazionale di dialettica riservato - equivale ad affermare aprioristicamente che i testi di storia sul fascismo pubblicati durante il ventennio fascista da storici fascisti fossero oggettivi su risultati e motivi del partito. Tra l'altro, ho corretto lo "scrittore" affermante la storia essere un insegnamento critico: è vero che Cicerone sostiene esser la storia docente di vita; però nel moderno può esser sospettato dietro la parola "insegnamento" proprio il fermo immagine in letterale grisaglia della cattedra e del professore. Ma se voi riducete una disciplina a pretesto esclusivo per l'erogazione di un burocratico stipendio, nel duello dialettico esponete il fianco all'affondo micidiale o quantomeno feritore del "nemico". Trovate appunto argomenti migliori, ed usate meno triangolini esaltanti per spingere la ggente ad acculturarsi frequentando il Salone del libro di Torino (il cui successo comunque valutate dal numero di biglietti staccati e di copie di libri vendute sul posto, di certo non dalla partecipazione alle presentazioni e dalle domande poste dagli astanti durante i dibattiti), oltre che polemiche giuste ma cercate a scopo risonanza contro la presenza dei fascisti nei padiglioni.

E nuovamente...

...ossia ripresa di un tema pregresso. Di fronte ad un altro titolo che procede alla sminuente delimitazione del termine "partigiano" quale 'combattente per la libertà dal giogo nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale', coloro i quali senza alcun dubbio ammirano il nostro Secondo Risorgimento mentre contemporaneamente discendono da uno degli uomini che compì il primo colla presenza sul campo a Vittorio Veneto, devono pur indicare che invero "partigiano" vale prima di tutto 'sostenitore di una parte'. Senza purtroppo la confortante poiché sottintendibile aggiunta: 'giusta'.

sabato 4 maggio 2019

Adversus Hegel.

Cioè un uomo, un vir riconosciuto come tale, non lo è mai in funzione di altro, sistema di pensiero, di convivenza od individuo, in quanto opera consapevolmente prima di tutto per sé, persino durante l'infanzia. E' dunque esattamente il contrario della idea hegeliana che ciascuno sia soltanto Per - altro: ciò si ha unicamente quando l'individuo è impossibilitato a raggiungere il proprio scopo da solo o quando usare gli altri è una via più facile per raggiungerlo. Più la struttura gerarchica di un gruppo umano si fa complessa, più facilita il raggiungimento del fine l'utilizzo di intermediari. Ma intermediario vuol dire sottomissione.

venerdì 3 maggio 2019

Ma davvero...

...per fortuna s'era persa la memoria di Materialismo ed empiriocriticismo? Per quanto l'elideismo non ritenga certo quella di Lenin interpretazione giusta dei pensiero di Marx, benché più vicina alla correttezza della lettura staliniana, certo non gradisce per ciò una censura, se non perfino una damnatio memoriae delle opere di Lenin, addirittura "garbatissimamente" condotta avanti dalla Sinistra Storica, come tutte quelle dei testi "sgraditi" a chiunque. Grazie anche al più o meno accentuato garbo di cui si è fatto uso in operazioni similari, abbiam perso di sicuro l'italico - greco - latino Ennio, di quale però odiernamente "cetera desiderantur" - si ricorda che la principale causa di perdite come quella accennata e moltissime altre è stata la mancanza di materiali scrittorii, da costruzione etc., prima dei complotti -, seppur solo per "ragioni di storica documentazione". Poiché ancora per qualche tempo quel tipo di privazione sarà lontano, non si vede la necessità di rinunciare alle opere di Lenin, che non hanno comunque avuto un peso storico scarso.

"...la famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire" .

Come battuto altrove: "Diciamocela (già ne scrissi tempo addietro): se anche ammettiamo che famiglia e fissazione in un luogo siano istinti umani lievemente più complessi che i corrispondenti bestiali, è pur vero che la regolazione giuridica della famiglia e l'impulso alla sedentarizzazione - col pendant della proprietà privata - sono "obblighi" e diritti sovraimposti dal potere per avere il controllo di un gruppo (insieme di gruppi) umano, nonché di un territorio e delle risorse che "contiene". Quanti figli e con chi un umano (non "maschio": chiunque) faccia non è cosa che debba fissare per obbligo uno Stato. Dato che in questo ambito i numeri negativi sono virtualmente impossibili, il limite minimo è 0 (Potenzialmente in una "aritmetica demografica" il limite vero è -1, una volta che l'individuo non riprodotto scompare). Gli sviluppi attuali, come l'etologia, in conclusione, dimostrano, ad esclusione di alcuni casi, che non è la monogamia il modello più diffuso in natura per la riproduzione. Limite più credibile genetico, se vogliamo cercarne necessariamente uno, è l'endogamia, il che pone il problema della mescolanza, ma al contrario rispetto a certe teorie". Detto ciò ecco un ribaltamento possibile: se la famiglia è un'isola che il diritto può solo lambire - espressione in questo caso di pessima retorica per lasciarsi una scappatoia - allora non sta al diritto regolarla poiché si sviluppa da sé; ma la realtà è che c'è una differenza tra la famiglia come "fenomeno" e la famiglia giuridica, la cui definizione è guidata in primo luogo da quanto accennato sopra, e poi nei fatti condizionata ancor oggi dalla tradizione religiosa, fenomeno di riferimento ad una serie di norme di convivenza che, come per ogni diritto scritto od orale, non può che essere arretrato rispetto agli eventi attuali.

giovedì 2 maggio 2019

Inoltre...

...chi ha detto che l'unica "filosofia" definibile come posteriore ad un'altra è quella che ne accoglie i risultati come positivi e li sviluppa per così dire ortodossamente, e non anche quella che le si oppone in modo aperto (ricordate che Fichte pensava di tirare le conclusioni necessarie dal sistema di Kant)? Oltre ai teorici puri restauratori della visione precedente, vi sono anche i ritrovatori di nuovi argomenti o prove a vantaggio della tradizione, i supposti dilucidatori delle oscurità del testo dove esso non è stato sufficientemente esplicito; ma soprattutto, i migliori avversari dell'innovatore sono coloro che assumono coscientemente parte della novità per utilizzarla nella contestazione del tutto come in maggioranza errato, e quale seconda schiera quelli che studiando il testo assimilano incoscientemente taluni elementi del sistema cui si oppongono. Tutti costoro in particolare sono comunque post-.