venerdì 3 maggio 2019

"...la famiglia è un’isola che il diritto può solo lambire" .

Come battuto altrove: "Diciamocela (già ne scrissi tempo addietro): se anche ammettiamo che famiglia e fissazione in un luogo siano istinti umani lievemente più complessi che i corrispondenti bestiali, è pur vero che la regolazione giuridica della famiglia e l'impulso alla sedentarizzazione - col pendant della proprietà privata - sono "obblighi" e diritti sovraimposti dal potere per avere il controllo di un gruppo (insieme di gruppi) umano, nonché di un territorio e delle risorse che "contiene". Quanti figli e con chi un umano (non "maschio": chiunque) faccia non è cosa che debba fissare per obbligo uno Stato. Dato che in questo ambito i numeri negativi sono virtualmente impossibili, il limite minimo è 0 (Potenzialmente in una "aritmetica demografica" il limite vero è -1, una volta che l'individuo non riprodotto scompare). Gli sviluppi attuali, come l'etologia, in conclusione, dimostrano, ad esclusione di alcuni casi, che non è la monogamia il modello più diffuso in natura per la riproduzione. Limite più credibile genetico, se vogliamo cercarne necessariamente uno, è l'endogamia, il che pone il problema della mescolanza, ma al contrario rispetto a certe teorie". Detto ciò ecco un ribaltamento possibile: se la famiglia è un'isola che il diritto può solo lambire - espressione in questo caso di pessima retorica per lasciarsi una scappatoia - allora non sta al diritto regolarla poiché si sviluppa da sé; ma la realtà è che c'è una differenza tra la famiglia come "fenomeno" e la famiglia giuridica, la cui definizione è guidata in primo luogo da quanto accennato sopra, e poi nei fatti condizionata ancor oggi dalla tradizione religiosa, fenomeno di riferimento ad una serie di norme di convivenza che, come per ogni diritto scritto od orale, non può che essere arretrato rispetto agli eventi attuali.

Nessun commento:

Posta un commento