martedì 28 maggio 2019

Su un paragone poco utile.

Qualcuno disse che James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, ha comparato l’utilità della moneta a quella del linguaggio: la moneta come il linguaggio sarebbe utile in quanto utilizzata da molte persone, quindi quanto maggiore il numero di individui che utilizzano il linguaggio e la moneta, tanto maggiore verrebbe ad essere la loro utilità. Direi che è persino pericoloso, soprattutto per il caso del linguaggio - che è "ovviamente" una traduzione troppo banale dell'inglese "language". Ma, per dire, non sempre in francese langage e langue sono sinonimi -. I punti sono due: a) una sola lingua permetterebbe una comunicazione accettabile fra tutti gli esseri umani ma ridurrebbe la flessibilità del cervello; b) ogni lingua va prima o poi incontro a trasformazioni che minano la solidarietà della lingua ufficiale, ed un'inevitabile crisi dello Stato porta al cedimento dell'organismo della sua lingua ufficiale. Questo già su territori limitati e non necessariamente in conseguenza di una guerra (l'ortografia e la pronuncia del tedesco e del francese, diciamo centocinquanta anni fa ossia a "perimetro costante" più o meno, non erano quelle di oggi). Dunque possiamo dire: 1) che l'utilità di una lingua, e tanto più di una moneta, è temporanea, e ciò è indicato persino da relitti idiomatici: in talune zone d'Italia un certa cifra di denaro è ancora definita "x franc", nonostante il franco francese non circoli più quale moneta di Stato da molto tempo; in paremia e comparabili, nonostante la circolazione ormai pressoché ventennale dell'euro, si dice ancora: "non ho / abbiamo etc. una lira"; 2) che una moneta unica mondiale sarebbe un danno conoscitivo, benché indubbiamente molto inferiore a quello di una lingua unica (comprendere tutti gli altri sul pianeta significherebbe capire gli insulti, chiunque te li rivolga, e questo alimenterebbe i conflitti).

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