venerdì 28 giugno 2019

Ad un certo punto.

Ad un certo punto con qualsiasi regime non ci si annoia più. Essenzialmente perché sotto il regime sono gli altri, mentre tu sei sotto terra.

giovedì 27 giugno 2019

Certo...

...le radici - letterali - della cultura europea sono più politeiste che monoteiste, e quand'anche si dovesse pensare ad una divinità unica, bisognerebbe preporre ad un dio padre una Dea madre (Gea, Cibele Κυβέλη Magna Mater), anche perché è più ovvio interpretare ogni diverso fenomeno come derivante da una diversa potenza. Solo con l'estensione del legame causa - effetto ad una catena costruita analogicamente osservando l'interazione bestiale ed umana si arriva alla conclusione che "la catena delle cause non può essere infinita ed il più deriva dall'uno, dunque deve esserci un'unica causa del Tutto", tra l'altro confutabile attraverso "l'analogia democratica". Dunque la polemica sulle "radici classiche o cristiane" dell'Europa, oltre a richiedere da parte di ciascuno la spiegazione di che intenda con "classiche" - taluni, adottando un certo vichianesimo ed una certa idea di sostenutezza del dettato, poiché collocano ad esempio Omero e Dante tra i "primitivi", manifestano anche perplessità ad includerli tra i classici -; oltre a dover essere riportata, se si vuole, a quella politeiste / monoteiste (il fortunato argomento della derivazione della cultura classica da quella ebraica è stato superato da un poco), sfumerà gli accenti polemici riconoscendo alla cultura ebraico - cristiana un ruolo imprescindibile di tronco culturale dell'eurosfera (Europa, Americhe, Australia e Nuova Zelanda in prevalenza), variamente contaminatio - ata (nel positivo senso terenziano) con quelle che fortunatamente non è riuscita a distruggere del tutto (né avrebbe potuto riuscirvi, diciamo in virtù d'impulsi naturali nella maggioranza almeno) e che, come ogni sostrato, per tutto il tempo più o meno fortemente reagiscono a ed interagiscono con la cultura che si è sovrapposta. Se dunque taluni trasformano un dato di fatto, semplificandolo, in snobismo, ciò non toglie che, rapportato ai dati disponibili, esso sia un dato di fatto, benché si debba essere avvertiti nel maneggiarlo, poiché bisogna ricordarsi che "cultura greco - romana" e "cultura politeista" non coincidono, neppure in Europa. Come già ribadito qui più volte, bisogna tener conto che, al di sopra delle sotterranee radici (ed infatti una parte non piccola dei prodotti della cultura europea sono materialmente andati perduti) una parte del "nostro" Aristotele, quello esoterico, è un Aristotele islamico. Tout se tient, anche senza accorgersene.

mercoledì 26 giugno 2019

Imparare...

...a compiere quante più operazioni possibili da sé: ciò impedirà di ritirarsi troppo frequentemente da un'impresa piuttosto che dovere chiedere aiuto a qualchedun altro.

martedì 25 giugno 2019

Patetico.

Citazione da Ulpiano (ovvero dall'esordio): "Nam ut eleganter Celsus definit, ius est ars boni et aequi". Traduzione in italiano da parte di qualcuno: "Infatti, secondo la corretta definizione di Celso, il diritto è l'arte (tecnica) del buono e del giusto". Irrefrenabile batteauismo moderno, che insiste a non capire come ars sia la traduzione latina di τέχνη. Questo è esattamente il motivo per cui l’elideismo propone di tradurre (di certo per l’antichità, ossia almeno fino al XVII secolo dell’era cristiana) arte con disciplina.

lunedì 24 giugno 2019

...e Teologia II.

...anche perché abbiamo che le teologie monoteiste indubitabilmente poi in modo saldo siano monolitiche?

sabato 22 giugno 2019

Vivi...

...il mondo per quel che è, e coltiva una mente complessa, anche se non riuscirai mai a porti esattamente sopra ciascuna piega del mondo. E' la pretesa che tutto debba essere semplice che accresce il tuo dolore, quando non si "rivela" tale qualcosa.

Il libro di un "comunista...

...scientifico" italiano ha tre prefazioni: la prima scritta dall'architetto / intellettuale "di sinistra"; la seconda dall'attore glocale amante del poppolo riamato come oggi inteso da una parte poco preparata del comunismo molle di oggi, nonostante gli studi "di alto livello", proprio sul punto; la terza da un arcivescovo non di Bari che era necessariamente immancabile: costui vicino ai diseredati come richiesto dal dettato owenista, e dunque, si potrebbe affermare, a coloro i cui genitori ancora son vivi. Va bene; ma persino un dizionario tedesco sul marxismo la cui versione cartacea sembra ferma da anni (a meno che l'acquisto dei volumi non sia stato stroncato dai fondi pressoché assenti) scrive con netti caratteri che il cattocomunismo è stato inventato in Italia. Così, il capitalismo si rifà il trucco, la chiesa ritocca coscienziosamente il maquillage, ed il comunismo diventa borghese in senso ristretto nonché amichevole colle assemblee dei fedeli.

venerdì 21 giugno 2019

L'assassinio...

...del librettista è compiuto. In cartellone. I due Foscari. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: Paolo xxx. Regista: Leo xxx. Aida. Musica: Giuseppe Verdi. Direttore: yyy Mazza. Regia: Franco yyy.

giovedì 20 giugno 2019

Puoi sentirti...

...interiormente solo; ma il problema condizionante è che non riesci mai ad esserlo davvero sotto il profilo fisico - sì, avete ragione: anche la solitudine che prende forma nel cervello è fisica - quando le terre emerse hanno una densità media di cinquanta abitanti e più per chilometro quadrato, inclusi deserti di sabbia e sale, nonché foreste e distese glaciali uniformi, in riduzione colle disastrose annesse ecologiche conseguenze. Ossia: l'asocialità e l' "esasperato individualismo" hanno con un grado di credibilità abbastanza alto il loro principale movente in quella situazione anche oggi tanto amata per cui l'Uno è sempre con violenza sospinto nella folla anonima ed indefinita a scriteriatamente della compagnia di chiunque e della collaborazione di non importa chi godere. Lo Zarathustra nietzschiano sentì il bisogno degli altri uomini e persino di donare loro unicamente dopo anni di solitudine. I forti od i deboli, costretti alla socializzazione, la rifiutano.

mercoledì 19 giugno 2019

Perciò...

...la rivoluzione "violenta" che dovrebbe portare inizialmente ad una società in cui l'organizzazione il più orizzontale possibile della produzione avrebbe come conseguenza una distribuzione orizzontale ed uniforme del prodotto e dunque del consumo, ultimamente sfocerebbe in una società - non stato in cui tutti avrebbero: a) almeno il sufficiente per vivere; b) libertà di una "vera" associazione - cioè volontaria e liberamente arbitraria: la libertà è l'esplicazione pratica del libero arbitrio, momento "ideale" ovvero interno al soggetto - di certo non gerarchica, assai probabilmente dai membri variabili a seconda delle specifiche esigenze dell'individuo nel particolare momento. La rivoluzione in questo quadro è la via d'uscita ad un limite invalicabile della dialettica nel passaggio dal razionale al reale. Per quanto spiacevole dalla prospettiva di Norberto Bobbio, la rivoluzione marxiana è una proposta di soluzione circa quella inadeguatezza che rilevò nell'idealismo (ed egli aveva di fronte a sé l'idealismo crociano e gentiliano, piuttosto che quello di Hegel; vedeva piuttosto l'hegelismo nazista ed il marxismo staliniano, che altro, specie la dottrina marxiana).

lunedì 17 giugno 2019

Frammento...

...di una bozza più ampia: "Abilità nel riassumere la trama". Il critico (letterario, sebbene che storia ci sia anco nella pittura, ad esempio, abbia espresso più d'uno in passato) visto essenzialmente come di libri biginificatore necessario. Non parliamo, in aggiunta, di quel deprimente romanticume formulato richiedendo la connessione tra "i libri e la vita" che, assunta come premessa siasi in genere la vita dell'autore, significa di nuovo costui quale sintesi e megafono d'ogni umano. Che l'autore comunichi, sì; che il "concetto" espresso in tale comunicazione sia lo stesso per tutti: no.

I miti...

...sono fatti perché l'immaginazione li a[ni]mi, volendo riscriver Camus. Le mythe de Sisyphe, chapitre 4.

sabato 15 giugno 2019

Ma la questione è...

...se si tratta del singolo che "non riesce a trovare sé stesso"; o se piuttosto "la società" non trovasse inadeguato ai propri supposti scopi, che sarebbero evidenti a chiunque e patentemente corretti, quel "sé stesso".

venerdì 14 giugno 2019

giovedì 13 giugno 2019

mercoledì 12 giugno 2019

Il prossimo, però...

...ad esser puntigliosamente pedanti e volutamente assai corrosivi, è soltanto colui (in italiano si usa il maschile quando nel pensiero si includono anche i componenti dell'altro genere; assai sessisticamente, è vero, però altri potrebbero vedere le varie modalità di espansione del dettato tese a distinguere tra uomini e donne quale un procedimento retorico: il che come sapete nella mentalità odierna è in modo congenito malvagio ) che in questo momento mi è più vicino come distanza fisica, che mi proprio al massimo grado; degli altri dunque, all'estremo, non sono tenuto ad interessarmi, neppure se tra me e loro v'è solo aria e niente più, anche se del mio prossimo sempre, chiunque sia, da buon seguitore dei precetti di talune religioni, per i 10 secondi in cui è tale, oppure - impossibile - 25 anni.

martedì 11 giugno 2019

Comunque, nella...

...furia polemica contro gli incompetenti proudhoniani Marx finisce per difettare in analisi retorica dei testi avversari. Pagina 45 righe 28 - 31 dei Grundisse in edizione italiana, 60, 35 - 8 della tedesca della MEGA, egli afferma che nel capitolo Petit histoire des banques de circulation del libro di Alfred Darimon De la réforme des banques, l'autore: "trascura la crisi inglese del 1809 fino al | 1811 e si limita ad annotare per il 1810 la nomina del Co|mitato per i metalli preziosi" (tedesco: "In dem Abschnitt 'Petite Histoire des crises de circulation' läßt Herr | Darimon die englische Crise von 1809-11 weg und beschränkt sich darauf | unter 1810 zu notiren die Ernennung des Bullioncommittees"). Ma se passiamo a consultare il testo francese, nel capitolo III, che appunto si intitola "Petit histoire des crises banques de circulation", a pagina 20, 17 leggiamo: "Pour tracer un tableau complet de l'histoire de ces banques" - e complet già potrebbe indicare due direzioni possibili, una fatta esplicita e l'altra no -, continuiamo poi a leggere nella riga 18: "il faudrait les suivre (faudrait, non faut), année pour année (che rafforza la necessità di acribia, cioè di qualcosa che diverrebbe "grande") dans leurs vicissitudes". E prosegue significativamente in esordio di periodo: "Forcé de nous restreindre, nous ne pouvons donner que les | faits principaux et les dates plus recentes. Dans la revue | rapide (notisi) que nous allons tracer (dove si riprende il verbo posto dopo "pour")". Cosa ricaviamo? Che Darimon almeno qui s'era premunito fin dall'iscrizione in testa al capitolo, e che ha ripetuto più volte nel finale della stessa prima pagina come non avrebbe scritto di tutte le crisi di circolazione, limitandosi ai "fatti principali" (ma, bisogna ammetterlo, scrivendo "le date più recenti" può anche aver insinuato certe false attese). Dunque, qui c'è un difetto d'analisi marxiana.

lunedì 10 giugno 2019

Miei cari giovini...

...esercenti attività giudiziaria, il suicidio è atto meno di quanto certuni credano a includere fra il possibile, più ancora intra l'optabile semplice, e da portare a termine senza errore arduissimo, giacché in primo luogo l'individuo tiene alla propria vita in grazia della ragione seconda, l'istinto, con forza tanto maggiore rispetto a quella che la vostra gran mente riesca a figurarsi plastice; dipoi per il fatto che l'errore il quale ti dannerebbe ad una vita di puro nutrimento o poco più s'annida sempre tra le eventualità indesiderate. Dunque, non è così evidente l'azione discussa essere scelta vigliacca della via più semplice. Ed i giovini non son tali solo d'aspetto esteriore.

Sul sapere e l'amore per esso.

Ricercare la sapienza può benissimo farsi per sé, egoisticamente per sé, senza pretendere di insegnare niente a nessuno, se non, appunto, a sé stesso. Non è la filosofia "disinteressata"? Il problema semmai viene ad essere posto in maniera diversa: se ogni discepolo rifiutasse di farsi maestro, ad un certo punto scomparirebbe la sapienza. Ma fortunatamente ci sono individui a sufficienza convinti che ciò che sanno debba essere insegnato, che debbano conoscerlo, e che obbligatoriamente abbiano a riconoscerlo quale Verità gli altri. Consideriamo poi che la massima sapienza di uno è il Nulla per l'altro, ciascuno per suoi motivi.

sabato 8 giugno 2019

Per paradosso...

...od "inconsequenzialità" (interessata), la contestazione ai vincoli posti alla circolazione dalla richiesta di legge d'un capitale sociale che emerge anche odiernamente in ambienti capitalisti, in quanto quello "castrerebbe" le potenzialità di sviluppo di quella parte concreta come "capitale in generale", non si rivolgono allo stesso modo contro la fissazione di una non scarsa parte del capitale stesso in ricchezza, specie quella "solamente consumata" dal proprietario sul lungo periodo, come case, terreni etc. Niente senescenza programmata né "obbligo di circolazione", benché il passaggio di mano crei prosperità.

venerdì 7 giugno 2019

Una frattura...

...μύθος / λόγος è possibile solo se si interpreta il primo termine come 'parola' (vera o falsa, non conta) ed il secondo come 'calcolo': operazione possibilissima, se si supera all'indietro la sinonimia moderna secondo il quale il mito è un 'racconto falso' ossia un insieme di parole, discorso - Aftonio Προγυμνάσματα I, 2 - 3 - ed il logos un 'discorso vero' (il che ricorda Celso, Discorso vero / Αληθής Λόγος e potrebbe richiamare il fatto che taluni chiamavano "vero" il sofistico 'discorso più forte', mentre "falso" quello 'più debole'), ma pur sempre un 'insieme di parole'. Autrement, scissione non è possibile avere, poiché sia mythos che logos sono appunto parola o discorso. Il paganesimo comunque fu tollerante e pluralista a determinate condizioni, infatti i cristiani che si rifiutarono di tributare il culto al genio dell'imperatore vennero perseguiti in quanto la loro non omologazione agli altri in una cerimonia formale turbava inutilmente la tranquillità. Socrate morì in base ad una condanna come empio perché rifiutava "gli dei della città"; a Protagora bruciarono i libri, Alcibiade fu costretto a fuggire da Atene. Per le testimonianze che non riguardano direttamente Socrate, scarsi sono i motivi di sospetto, perché se si parte dal presupposto che i condannati fossero colpevoli, narrare della loro condanna era fare un esempio di giustizia. Si rilegga per esempio alla luce di questo intervento su questo sito Tema principe, risalente a più di un anno fa come prima composizione (ogni intervento va' sempre visto come "aperto": dimostrazione nelle brevi vicende di questo).

giovedì 6 giugno 2019

La soluzione...

...radicale al "problema sofferenza" di ciascun essere umano è non nascere. Tra l'altro, meno esseri umani ci fossero, più alte sarebbero le probabilità che il pianeta recuperasse un proprio equilibrio.

mercoledì 5 giugno 2019

Se il fumetto...

...debba parlare di tutto, è una questione interessante. Qualcuno (Jean - Baptiste Say) scrisse che lo sbocco di un prodotto sul mercato crea la domanda, per cui affrontare determinati temi potrebbe allargare il pubblico del particolare mezzo di comunicazione fumetto. Ma ci sono tre aspetti da considerare: 1) il fumetto, come qualsiasi mezzo di comunicazione (sì, davvero tutti, entro i propri limiti espressivi e cercando di ampliarli), può affrontare qualsiasi argomento; 2) ma, concesso che volere sia potere, in primo luogo non è vero il contrario, ed in secondo potere non è dovere. Poi ci sono vari modi mediante i quali trattare un ambito, è vero, per cui non è obbligatorio inscenare il tutto direttamente. Ma...; 3) oggi ci sono le indagini di mercato, nonché il calcolo probabilistico.

martedì 4 giugno 2019

Quando avverto...

...una discussione sul "furto" di stile, ben fatto o meno, mi viene certo in mente Poliziano colla sua dotta varietas (proprio mescolanza linguistica, non errore); ma anche, forse più inattesa, la polemica tra Margherita Sarrocchi e Giambattista Marino. Deformazione "professionale".

lunedì 3 giugno 2019

Un argomentare...

...non può che essere oratorio, ché ogni periodo composto di parole usato da un essere umano per rivolgersi ad altri è orazione (oratio: "capacità di parlare, insieme di parole, esposizione orale [...] conversazione").

In Italia la patria non è morta.

L'affermazione è contraddetta dai fatti? No, perché non vuol dire che la patria è viva. Significa che non è mai nata (in Italia i residenti liberi dopo il 212 d. Cr. non furono italiani fino al 476: furono cittadini romani). Ed altrove stenta molto.

sabato 1 giugno 2019

L'errore deve...

...prima o poi avvenire persino nel rapporto con noi medesimi. Non una sola ed unica volta, siate di ciò eruditi (non affinati od assottigliati) per tempo dal meno infido fra i vostri legati od esploratori - quel dei due che più aggradite - di cui non par necessario fare il nome.