mercoledì 19 giugno 2019

Perciò...

...la rivoluzione "violenta" che dovrebbe portare inizialmente ad una società in cui l'organizzazione il più orizzontale possibile della produzione avrebbe come conseguenza una distribuzione orizzontale ed uniforme del prodotto e dunque del consumo, ultimamente sfocerebbe in una società - non stato in cui tutti avrebbero: a) almeno il sufficiente per vivere; b) libertà di una "vera" associazione - cioè volontaria e liberamente arbitraria: la libertà è l'esplicazione pratica del libero arbitrio, momento "ideale" ovvero interno al soggetto - di certo non gerarchica, assai probabilmente dai membri variabili a seconda delle specifiche esigenze dell'individuo nel particolare momento. La rivoluzione in questo quadro è la via d'uscita ad un limite invalicabile della dialettica nel passaggio dal razionale al reale. Per quanto spiacevole dalla prospettiva di Norberto Bobbio, la rivoluzione marxiana è una proposta di soluzione circa quella inadeguatezza che rilevò nell'idealismo (ed egli aveva di fronte a sé l'idealismo crociano e gentiliano, piuttosto che quello di Hegel; vedeva piuttosto l'hegelismo nazista ed il marxismo staliniano, che altro, specie la dottrina marxiana).

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