mercoledì 31 luglio 2019

Esplodere...

...ed affondare ogni frammento del sé di quel periodo in ciascun personaggio dell'opera cui si sta lavorando - cercando di mantenere una certa coerenza della marionetta durante il periodo lungo (si spera) dell'elaborazione, mentre la si spetra in parte ponendola a rilievo rispetto allo sfondo -: è confortante che qualcuno abbia trovato ed espresso quest'angolo visuale sulla creazione del "testo" a più voci, come un elideista. Già fu esplicitato stupore nei confronti della perplessità da taluni manifestata verso un romanzo in cui il movimento narrativo fosse rappresentato attraverso la visione e spiegazione fornita da più attori. Non è tanto per affermare la dignità di ciascuno d'essi in letteratura nel momento stesso in cui compare in scena, senza essere relegato al ruolo di espediente della favola; o per mettere alla berlina la pigrizia anche del più "armato" lettore: quanto per affermare il diritto dello scrittore a mostrare la capacità "omerica", od ariostana di reggere un grand mecanisme ed uscire dalle sclerotizzazioni dell'opinione comune la quale, per esempio, come opera scritta presuppone un romanzo; poi lo sottintende in prosa; poi lo suppone scritto nella lingua della maggioranza degli abitanti il paese (pensiamo per esempio a Le livre du Chevalier errant, che è solo uno dei casi presentabili di opposizione alla "consequenzialità naturale", quando non ci spingiamo fino alla letteratura in franco - veneto ovvero in esperanto); ed infine con due soli punti di vista: quello dell'unico protagonista (che in realtà è solo il primo agente, colui che più sta in palco), e quello dell'autore, dicente spesso la sua, indicante la morale dell'episodio appena concluso o (più spiazzante per alcuni poco ferrati) che sta per iniziare. In fondo siamo postromantici, e perciò ribelli iconoclasti, dunque ciò dovrebbe piacervi. Ah no, fu già notato come nel postromanticismo odierno la tempesta che spezza gli alberi nel mentre s'avverte il trono e l'impeto abbattente ogni barricata e muraglia, superante ogni più ampia trincera si siano l'una e l'altro spenti: e poi Pavel trovava noioso ogni dialogo "troppo" lungo (Thomas Mann, par exemple), ogni descrizione troppo ampia, anche lui mal interpretando Orazio. comunque polemos, la philia delle cose ed il loro opporsi, non furono inventati dal pur grande Balzac. Si può collegare quanto precede ad "Undici" e "Parli coraggiosamente di sé".

martedì 30 luglio 2019

In verità basta...

...non crederci, e non conferire alcuna importanza alla presenza di un altro umano per il puro sfogo; i più duraturi infatti sono quelli rifiutati.

sabato 27 luglio 2019

Creare...

...sulla pagina verbale (perché la pagina può contenere in certi casi immagini e non voci) un'urbe immaginaria è atto di una semplice disarmante complessità. Certo l'operazione deve essere voluta lungamente e perseguita con pervicace costanza. Si tratta di avere al seguito senza difetto al meno una matita, un temperino ed un blocco degli appunti ogni volta che la Dea Fortuna o la volontà di o verso qualcuno ci mette in viaggio, ed allorché percepiamo sinanco il minimo sasso interessante, darci a descriverlo quanto più diffusamente è nelle nostre possibilità sul momento (casomai, piuttosto esteso) colle parole. E' assai probabilmente sconsigliabile l'uso ossia l'esecuzione, in ordine crescente, di disegni a supporto, come pure dipinti, elio / fotografie e filmati poiché, in ultima analisi, i tratti formeranno parole, dunque sembra ottimale dall'inizio impiegare quelle. L'occhio dovrà fornire quando possibile la propria partecipazione scrutando in maniera attenta e persino con diverse luci l'oggetto al centro dello studio, e con ancora maggiore impegno l'arma per scrivere abbondare in termini nell'intento di rendere l'aspetto: questo ora nel tal abitato, ora nel tal altro. Dopo un numero non basso di tragitti in effetto tali, ossia non da viaggiatore immobile, per quanto gli itinerari all'interno della propria stanza siano già stati dimostrati di non poco stimolo; di seguito a molte visioni di luoghi eventualmente indirette solo a supporto di quelle cavate dall'insediamento corporeo; dopo aver foggiato i testi di raccordo con particolare solerzia verso i punti di affluenza di un brano nell'altro; successivamente all'inserzione dei personaggi umani e bestiali nel paesaggio narrativo colle loro interazioni ed eremitaggi; dopo aver curato un abbozzo adeguatamente vasto di struttura retorica della pagina e di sfruttamento degli ordines verborum differenti, tornato ai dizionari nella propria casa ed ai vocabolari enciclopedici delle varie lingue onde precisare e, quando caso, "spostare" e più di rado estendere i significati: allora lo scrittore potrà dare inizio alla potatura, nella sua vigna, di ciò che gli paia superfluo, e di quanto valuta troppo ravvicinatamente ripetuto. E' quel che si dice arte del togliere, la quale solo a tal punto assume, dopo l'esercizio di quella dell'aggiungere, il suo senso, e così verrà formata la città ideale, composta.

venerdì 26 luglio 2019

Qualcuno direbbe...

...per fare un esempio, che "il rettile, perché ci sia sviluppo concreto, deve necessariamente divenire uccello"; tuttavia pare che il denaro muti aspetto esteriore, rimanendo saldo (βεβαιος) nel suo vincolare crematisticamente lo scambio; e comunque anche l'uccello muore.

Consuetudo.

Enciclopedia Italiana 1931 (integro vol. XI, pgg. 219, 1 - 222, 2): "quando la legge, non più adatta alle circostanze sociali [...] la consuetudine riprende imperio, per lasciare più tardi il posto a una legge meno imperfetta". Notare il punto sulle circostanze sociali, il quale nega la sacertà del diritto (vedi nota in Lineamenti VIII sul valore di "sacro". Non pare aver molto senso, dopo aver inserito le circostanze sociali, scrivere di "legge meno imperfetta", bensì si dovrebbe tracciare: "più adatta alle circostanze sociali". La legge è sempre troppo imperfetta, giacché muta per adeguarsi quanto più riesce Etc. etc. etc.

giovedì 25 luglio 2019

L'elideista vorrebbe...

...far notare a certi professionisti che il teatro per primo, da qualche millennio, ha fuso immagini (la figura sensibile dell'attore sul palco che agisce) e parole; che quasi contemporaneamente al cinema perpetrò positivamente la "stessa" operazione il fumetto moderno; e che il cinema di animazione, dopo la creazione di quello dal vivo facendo evolvere la fotografia, ha superato il presupposto del manchevole "coccodrillo" qui precisato: esteso attraverso l'eliminazione del "realismo" - per paradosso, la pellicola che supporta le immagini del cinema d’animazione è reale, quest’ultimo è reale ossia realtà, insieme ai disegni di cui è composto: è irreale solo rispetto al fatto che il modo di rappresentazione non dava consistenza ad oggetti prima di essere creato - e dell'attore drammatico (cioè che rappresenta, dispiega azioni) in carne ed ossa, corporalmente - Körper tedesco anche 'cadavere' - dalla pellicola stessa. Dunque sotto il profilo di quella fusione citata all'inizio l'eccezionalità assoluta del cinema, se intesa, come da molti amasi fare, in modo "sostanziale", astraendo dagli accidenti, non è scomparsa dopo poco tempo, bensì inesistente. Ma d'altronde non è l'indipendenza da tutto ciò che lo ha preceduto (s'evita l'impiego di "assoluto": sull'abuso della specializzazione di questo sfortunato aggettivo, alcune considerazioni a margine di un libro: vedremo...) a giustificare l'esistenza di un modo o di un singolo.

D’altra parte…

Bisogna tenere ben lontana da sé la lusinga di certi elogi. Levinas, in Il giudaismo e il femminile esalta il ruolo della donna nel testo della Parola, appunto, come correttrice e prevenitrice degli errori dei figli e consolatrice accogliente del marito. Una potenza. Ovviamente conservatrice del focolare domestico, copritrice delle salde membra maschie e lavoratrici del capo di casa etc. etc. etc. Nell’ubbidienza al Padre, al Fratello ed al Marito, ovviamente; talvolta persino al figlio, quando il padre di lui non è più su questa terra. Ed ovviamente altrettanto, muta e dolce (cioè remissiva) nell’ombra. Fosse l’estensore di questo pensiero donna, avrebbe qualche perplessità a vedere in un simile “panegirico” più che veleno coperto di miele.

martedì 23 luglio 2019

Se l'abitante...

...dell'Elide fosse monoteista, sarebbe ortodossamente senza parola su Dio, perché non si definisce l'indefinibile.

lunedì 22 luglio 2019

Si sospetta...

...che sia proprio perché tanti sono gli esseri umani su questo pianeta che un numero non piccolo di essi si sente solo. Poiché chi vorrebbe in taluni momenti star solo trova d'esser costretto ad una vicinanza indesiderata. Il che vuole presumibilmente dire che ciascun umano è solo, in qualche momento della sua vita, sebbene non paia.

sabato 20 luglio 2019

Quando una...

..."fede" muore, i popoli ben possono temporaneamente cader nel disordine; ma, od il perimetro entro cui si trovano i popoli cambia, oppure infine ne trovano un'altra. Posto che i veri popoli sono quelli i cui parte - cipanti hanno diritti.

Essere in...

...relazione con altri per l'uomo male non è; dipendere ora dall'uno ora dall'altro per ciascun bene (servizi compresi) escluso uno, è pessimo. Infatti molti italiani, i quali non vogliono dipendere da alcuno, preferiscono avere casa propria, mezzo di trasporto proprio, attività propria. Il passo successivo sarebbe non avere alcun dipendente.

venerdì 19 luglio 2019

E continuate...

...appositamente a confondere il "socialismo reale", quello che si è con ipocrisia fermato a partire dal 1929 alla proprietà statale dei mezzi di produzione e la formale "dittatura del proletariato" (persino il caratteristico cattocomunismo italico), con il pensiero economico - "sociale" marxiano quando non con Marx stesso. Tuttavia Marx non è mai "assurto" al ruolo di Capo *d'un qualunque* Stato (né avrebbe avuto senso che volesse essere tale), mentre altri sul lato opposto sono stati vivamente alla guida della propria Utopia incidente e disfacente la carne (altrui) con risultati cui la pietà per la debolezza umana è sentimento troppo alto per essere dispensato.

giovedì 18 luglio 2019

Sostenere...

...adunque la "inferiorità naturale" della donna in base a principi unicamente quantitativi persino dopo la sua teorica emancipazione (concreta in termini di legislazione) in Occidente, e comunque richiamandosi erroneamente alla penuria precedente al fenomeno sopra citato significa: non voler appositamente tener conto del fatto che in primo luogo alle donne era - in alcuni luoghi non poco popolati è tuttora - impedito avere una cultura ancor prima di poterne avere una che si occupasse degli stessi argomenti dei maschi. Ciò nonostante tra quelle poche donne sopravvissute come opera alla selezione condotta con certi parametri che non stabilivano, alcune sono state riconosciute all'altezza dei migliori anche nell'antichità, e dunque al di sopra di molti maschi. Secondo: poiché l'emancipazione in Occidente ha quarant'anni, capirà chi voglia bene, data la sua intelligenza, che se qualcuno a caso volesse usare come prova della inesistente inferiorità intellettuale femminile un principio solamente quantitativo, data la differenza cronologica a tutto vantaggio dei maschi per circa cinquemila (leggasi attentamente, e si ripeta: 5000) anni; capirà - per riprendere - appunto luminosamente che ci troviamo di fronte ad un limite non invalicabile col moltiplicarsi della "produttività", ma comunque ad un limite che si potrà superare solo col tempo di qualche ciclo di 365 giorni (366 ogni quattro anni) prima che sia il criterio quantitativo a dimostrare la non vera superiorità intellettuale della donna. Terzo: ancor oggi in Occidente non (non) si può dire che le donne abbiano le stesse opportunità dei maschi (lo preferisco ad "uomini"; e sì: ad davanti ad u-, venendo la preposizione dal corrispondente omografo latino), dato che ancora si possono avere difficoltà ad essere assunte perché si possono partorire figli. Se dunque tutti questi elementi sono contro la "tesi" maschiottista (direi piuttosto ipotesi, e pure poco solida)... Nella mia ignoranza un poco da Diogene (quindi alle volte lievemente brusca, come rimbrottò Montaigne nella Apologie de Raimond Sebond al filosofo) mi sono altrove erroneamente lasciato andare all'espressione "stupidità disarmante": me ne scuso. Con meno durezza avanzerò il dubbio che la tesi di una congenita impossibilità di superare i risultati mascolini sia poco documentata, come sarebbe poco documentata e non stupida una tesi opposta di superiorità della "femmina" (l'uso del termine "donna" da parte di uomini che esprimono una determinata opinione sulle appartenenti all'altro sesso è etimologicamente ipocrita, venendo "donna" da Domina, ossia 'signora'). Determinate ricerche, è vero, scientifiche condotte da "uomini" tempo fa pare ardissero sostenere una intelligenza "media" della donna superiore a quella del cosiddetto uomo, se per intelligenza intendiamo un solo tipo di intelligenza (ancora, certi studi recenti sostengono esista anche una intelligenza "animale", cambiando lievemente parametri: 'animale' è a rigore termine più impreciso di "bestia", "fiera" al fine di definire gli animali non umani); ciò arebbe la sua giustificazione nel fatto che le donne, oltre a dover risolvere quasi tutti i problemi che si parano davanti agli uomini, sarebbero tenute per contingenze a dissolverne anche taluni loro propri. In conclusione, poiché è assai probabile che non ci sia una superiorità "di genere" nel campo dell'intelligenza, parrebbe possiamo dire "poco accorto" sostenere all'inizio di uno scritto destinato al pubblico che la donna sia "naturalmente inferiore". Quando una tale ipotesi venisse più volte ribadita, alla crassa stupidità totalmente illecebre di taluni elideisti essa si presenterebbe, diciamo così, quale scarsissimamente persuasiva, e dunque in nulla convincente.

mercoledì 17 luglio 2019

"La vita...

...di mio padre era brutta ma bella"; però, al di là del guizzo di pessima (nella sostanza di camuffamento della propria vigliaccheria argomentativa, non nel biasimo preconcetto della disciplina) retorica, si è più che ottimamente guardato dal farsene a tutti gli effetti erede.

martedì 16 luglio 2019

L'umile pensiero...

...di un poeta professionale elideista rimarrebbe quello, dopo tanti anni, che se fosse capace di scrivere brani di "non - poesia" la cui qualità fosse comparabile al mezzo di certi pezzi di "teologia in versi" o della trattazione sulla teoria dei terremoti esposta nel Purgatorio canto XXI dal personaggio di Stazio, della propria "non - poesia" egli sarebbe più che soddisfatto, lasciandosi per quanto appena prima molti alle spalle...

lunedì 15 luglio 2019

In un pensiero...

...come quello prevalentemente umano, che ama disciogliere i nodi problematici per opposizioni di preconcetti poli negativo / positivo, per esclusioni e maggioranze binarie, se il "maschio" è fisicamente più forte, il sesso contrapposto e separato deve essere distinto rispetto a quello dall'avere in misura superiore saldo e robusto ciò che è l'altra faccia, ossia le qualità legate al cervello: dunque pertienegli come obbligo possedere, ed anzi aver proprio, il carattere ideale, dell'intelligenza. Non è colpa di colui che espone: trattasi di pena derivante dalla richiesta razionale che defluisce dalla medesimissima "logica" u(o)mana. Per fortuna il metodo di coloro che abitano l'Elide non è afflitto da sempliciottismo, ed erige il pensiero speculando in partenza sulla base di sin[g]oli che si complicano ulteriormente col procedere del tempo.

sabato 13 luglio 2019

Dai "quaderni"...

...(111) 114 e (106) 109 di annotazioni ai Grundisse marxiani, edizione italiana. {pagina 113, 12 - 4: "così come in origine il prodotto trasfor|mato [sottolineatura mia: nota] in valore di scambio, se non viene realmente scambiato, cessa di essere prodotto"}. In senso marxiano. Di certo non in senso etimologico. Si può dire dunque che è sbagliato in un senso. Ma anche in senso più latamente economico, l'oggetto prodotto non cessa di essere tale, poiché disponibile per l'autoconsumo: "regredisce" dunque a valore d'uso; la sua qualità di prodotto è tale non come oggetto di scambio, ma perché: a) sempre oggetto; b) sempre consumabile fino alla distruzione (Hegel). Tale oggetto non si deoggettifica, e non diviene "improdotto", neppure se inizialmente pensato per lo scambio, perché è sempre oggetto, ossia mi giace avanti; allo stesso modo, essendo tratto con un lavoro in una forma, è valore d'uso non - inerte}.

Fare certe...

...cose, svolgere attività "determinate"- pure l'infinito è determinato dal fatto di trovarsi oltre il concluso - senza compenso monetario, è un "operare disinteressato"? Se si definisse "interesse" unicamente quanto genera un "ritorno" (accresciuto) in moneta, cioè limitandosi ad una prospettiva crematistica, allora sì; se invece "avere interesse" in una operazione è fare "ciò che t'interessa, ti piace, ti coinvolge e puranco sommerge" nella focalizzazione, allora un eseguire in sequenza finalizzata - ma il fine può trovarsi in fondo ad una strada tortuosa somigliante ai cambiamenti del percorso di marcia del generale Garibaldi che s'allontana da Roma nel 1849 - alcune procedure può circoscrivere medesimamente un agire "interessato" abbenché non ti riempa il borsello.

venerdì 12 luglio 2019

Vi sono...

...milioni di umani, signori, intimoriti alla sola vista di un altro "simile", per la sua semplice presenza, per il fatto che sia percetto. Ed il timore non è l'ultimo stadio: taluno sarà sinanco impanicato, senza che voi abbiate fatto alcunché.

giovedì 11 luglio 2019

Una...

...mania che l'elideista non sopporta di Nietzsche (se non l'unica, tra le poche) è la tesi: "i grandi hanno rapporti solo coi grandi". E' la tipica tesi di colui che vede soltanto i "grandi" riconosciuti ai suoi - od anche soi - tempi; tra l'altro sicuramente contestandone alcuni, cambiando persino idea lui stesso circa il perimetro col passare del tempo (voir le cas Wagner ad esempio). Peccato che i "grandi" mutino nel tempo (e non farò nuovamente il nome di Ennio). Si tratta perciò della tipica tesi, probabilmente, di chi nonostante tutto ha studiato troppo (poco). Per fortuna il mio animo altero - onde citare una traduzione dell'Odissea - trae sollievo dalla constatazione che Emmanuel Levinas, nonostante la citazione polemica della elisabettiana (Nietzsche) volontà di potenza, comicamente col fratello di quella condivideva tale opinione troppo umana.

mercoledì 10 luglio 2019

Al momento...

...miei cari, la vostra sensazione di dominio della natura eccede l'effettivo; perciò anche potete fuggire: ma se siete andati temporaneamente ad abitare su di una piccola isola ai piedi di un vulcano attivo - praticamente su un vulcano, poiché un vulcano insulare è la parte superiore di un vulcano più alto, quella visibile al di sopra delle acque, si può ben dire - non potete poi pretendere che stia soltanto lì a fare da sfondo sbuffante e cromolitografico alle vostre fotografie, che nella maggior parte dei casi non sono solo piatte per un limite fisico del supporto. Dunque, anche se è comprensibile che voi, da Edith in ferie, siate corrucciati per la violazioni dei vostri sacri diritti vacanzieri, credo non possiate far altro che fuggire, dato che per qualche milione d'anni ancora la natura farà ciò che vuole, probabilmente.

martedì 9 luglio 2019

E così...

...piuttosto che non dare, in mancanza di altro, la dose quotidiana del necessario "pensiero positivo che ci salverà (come, cedendo per una volta all'orrendamente pervasivo paragone calcistico, nelle dichiarazioni stupidamente ossessive rilasciate continuamente dopo un certo mese del 2004: "Questa vittoria della nazionale greca di calcio rilancerà l'ottimismo nel paese e farà crescere l'economia"; come infatti s'è visto confermato dagli anni successivi di sanguinose catastrofi veramente economiche, e non retoriche in senso negativo, perché il risultato di bilanci truccati e "terapie d'urto" non è ricaduto sui milionari greci che, intervistati a Cortina d'Ampezzo sulla situazione risposero: "Perché, c'è la crisi? Non me ne sono accorto." Altro che patria, πατρίς.)", dopo aver scovato le prove che Michelstaedter s'è suicidato perché era pazzo e lo sapeva; ecco che l'uomo franco - nichilista viene rivelato (e non si rivela, come anche Levinas pare amasse formulare circa i suoi dogmi) quale infine ravvedutosi. Come inevitabilmente ravvedutosi. Montaigne notava quel passaggio di Platone nella Apologie secondo cui di fronte ai grandi pericoli gli esseri umani riscoprono (all'indicativo) la potenza divina. Ovviamente a disposizione per salvare proprio loro. Un autentico dio personale. E quale pericolo più terribile dell'inevitabile ultimo grado? Infatti non ha molto senso dire che la parola "speranza" non viene dalla paura della morte, bensì dalla parola biblica ("nobilitata" dall'articolista col giovanneo Logos greco in lettere latine, come le dieci parole della "eterna" lingua latina che in realtà ha solo qualche migliaio di anni, quindi è come l'infinito che può essere il "vero" senza - termine oppure solo quel punto abbastanza distante perché il cervello umano debba sostituire ad un'immagine contornata potenze numeriche ed una linea) poiché la Bibbia è solo uno dei più antichi - e non "il più antico": Wissenschaft des Judentums, ma senza intenti stragisti eventuali - antidoti alla paura della morte creati dall'uomo per l'uomo, crogiuolo sopravvissuto delle esperienze circostanti destinato anch'esso ad estinguersi prima o poi come organismo concreto e "completo". Dunque cos'è questo scritto raschiato dal fondo del nulla dell'essere? La parte ultima di una strategia da lotofagi - episodio brevissimo tra l'altro nell'Odissea che serve a marcare la prima tentazione (la seconda, dopo il banchetto coi beni del sacco, transizione dallo stato di guerrieri che tornano a quello di erranti nel mare) cui Odisseo debbe sottrarre i suoi compagni. La propaganda della narcosi appunto discendente dal "pensa positivo", dato che in questa "visione" la speranza non può non avere la meglio persino sui più pessimisti, colla sua concreta ed effettivamente mondana (si potrebbe dire protestante) irresistibilità. Almeno così si muore di fame di freddo e di sete col sorriso sulle labbra senza disturbare gli eletti con immeritate richieste.

lunedì 8 luglio 2019

E'...

..."poiché posso" - tautologicamente - "posso". Tralasciando la perversione del "tu devi", soprattutto nella "bellissima" forma: "Giacché puoi, devi". Se combattete gli istinti in nome dell'essenza razionale dell'uomo, e li combattete pure avallando gli argomenti che si trovano nel De contemptu mundi; ebbene, poi dovreste elogiare chi liberamente si astiene dal far venire al mondo nel dolore proprio attuale il nato, condannandolo al dolore futuro in mezzo al lerciume ed al sangue; condannandolo ad infliggere anch'egli dolore ai propri obbligatori discendenti, condannando l'intera serie ad essere infine divorata da batteri e da vermi. Tra l'altro sostenendo di difendere la libertà, specie di scelta. Certo, se quello sceglie quanto voi volete scelga. Tutta questa vostra ossessione del Devi altrui mentre puoi scegliere, si potrebbe chiamare ipocrisia, se non fosse che è manifesta, mentre l'attore porta maschera, concreta oppure ideale. Pretendete d'una parte il principio di non contraddizione da chi non è voi; ma dall'altra di poter liberamente autocontraddirvi essendo approvati ed elogiati.

sabato 6 luglio 2019

Più dignitoso...

...morire con una certa velocità facendo quanto vuoi, piuttosto che soltanto neppur molto più lentamente prendendo calci quotidiani per uno stipendio letteralmente "da fame".

Ora, in una...

...interpretazione estremista di una religione, ogni opera celebrativa di un'altra è senza incertezza alcuna nient'altro che purissima idolatria; ma...in un mondo che dice di far perno sulla concorrenza, tu contra - pponi all'idolo un'opera glorificante il tuo dio / i tuoi dei, non di necessità più grande, più ricca e più splendente dell'altra - anzi, a voler guardare...- lasciando l'altra dov'è: poiché il vero dio / i veri dei infallibilissimamente vincerà / vinceranno, illuminati anche nella loro debolezza di uomini i miscredenti da ciò che non può non essere riconosciuto vero. Non v'è dunque bisogno d'altro, e tantomeno di violenza, poiché chi ancora non crede sarà obbligato dalla concordia della propria ragione e del proprio cuore ad abbandonare nella polvere e nelle macerie il falso culto. Addirittura, se devi distruggere l'altro, vuol dire che non credi abbastanza, perché altrimenti sapresti che basta aspettare ciò che solo può accadere; e non credere abbastanza, nell'interpretazione di cui sopra, è semplicemente non credere.

venerdì 5 luglio 2019

La vita...

...attaccata al bordo delle labbra, scrisse una volta, citando a memoria, Michel Eyquem sieur de Montaigne (non Pierre): ecco dunque che l'anima, essendo principio vitale essa, sta in bocca, vagando di qua e di là, di su particolarmente in quanto calda, e di giù, rispetto al corpo: dunque variabilmente, se vogliamo rispondere a talune domande senza giungere fin oltre i confini dell'universo.

giovedì 4 luglio 2019

Riscrittura...

...di Ascanio Grandi, Il Tancredi I 21, 7 - 22, 1: "Poi disse: 'Per le colpe de' fedeli / così già stabilisce il Re de' cieli. // Per le lor colpe appressa egli tal pene' ".

mercoledì 3 luglio 2019

Una convenzione...

..."generale", seguendo il sempre amato da molti pensiero essenzialista, non muterebbe la propria natura solo in quanto non è particolare; varierebbe soltanto la sua estensione, l'ampiezza del gruppo che l'accetta, rimanendo essenzialmente una convenzione tra uomini, senza divenire una Verità astratta.

martedì 2 luglio 2019

Però "in breve"...

...la domanda "qual'è la caratteristica che nell'ottica universalista del cosiddetto Occidente moderno rende necessario ad una persona avere la cittadinanza di uno stato?" si pone. Per avere una casa? No, perché se hai un conto bancario sufficiente, puoi averla anche da cittadino straniero. Per circolare con un mezzo privato o pubblico (cioè del popolo; e quale sia il senso etimologico di "popolo" qui è già stato accennato)? Nemmeno: paghi per ottenere la patente frequentando dei corsi appositi, e puoi circolare senza problemi; paghi il biglietto - in certi paesi, piuttosto "teoricamente" - e li usi quanto vuoi. Per poter studiare fino al massimo grado disponibile? Ma no, anche a te che non sei cittadino dello Stato in cui risiedi, raggiunta l'età di legge, è fatto obbligo di studiare fin dove la norma impone. Al fine di avere accesso alle cure sanitarie? Escluso, perché sono garantite anche a chi non è del posto. Per non pagare le tasse? Figurarsi, quello è obbligo universale. Per pagarle? E' l'ultima preoccupazione, giacché su ogni operazione di scambio si pagano, anche senza reddito. Rimane solo il fine anagrafico, statistico, il controllo della circolazione degli individui e qualcos'altro. E dunque la domanda torna: "Qual'è la vera ed inderogabile necessità che rende inesorabile per il singolo avere una cittadinanza in Occidente, se dal punto di vista teorico per godere di tutti i diritti garantiti da uno stato basta la residenza sul suo territorio?

lunedì 1 luglio 2019

Il fondo...

...degli oceani è troppo violento per la vita di un uomo. Una violenza naturalmente involontaria.

Tra l'altro II.

Se si assume "puro" quale sinonimo di 'incomposto'.

Sempre sulla differenza:

"C'è differenza tra "essere padrone" come inteso negli ultimi anni (sinonimia con 'proprietario di cose') ed "essere padrone di un altro uomo" (uomo e non viro; patronus romano e suoi rapporti legali con il liberto (in questo caso il sesso teoricamente conta). Feudalità e schiavismo "universale" del lavoro d' "industria" secondo la definizione moderna. Il contadino, se appunto liberato dal servizio dell'obbligo crematistico, è padrone solo della terra e di quanto ne ricava. L'uomo nuovo di questo autore d'un nuovo Anticlaudianus, contadino e operaio e intellettuale, è un nuovo Iuvenis.