giovedì 25 luglio 2019

L'elideista vorrebbe...

...far notare a certi professionisti che il teatro per primo, da qualche millennio, ha fuso immagini (la figura sensibile dell'attore sul palco che agisce) e parole; che quasi contemporaneamente al cinema perpetrò positivamente la "stessa" operazione il fumetto moderno; e che il cinema di animazione, dopo la creazione di quello dal vivo facendo evolvere la fotografia, ha superato il presupposto del manchevole "coccodrillo" qui precisato: esteso attraverso l'eliminazione del "realismo" - per paradosso, la pellicola che supporta le immagini del cinema d’animazione è reale, quest’ultimo è reale ossia realtà, insieme ai disegni di cui è composto: è irreale solo rispetto al fatto che il modo di rappresentazione non dava consistenza ad oggetti prima di essere creato - e dell'attore drammatico (cioè che rappresenta, dispiega azioni) in carne ed ossa, corporalmente - Körper tedesco anche 'cadavere' - dalla pellicola stessa. Dunque sotto il profilo di quella fusione citata all'inizio l'eccezionalità assoluta del cinema, se intesa, come da molti amasi fare, in modo "sostanziale", astraendo dagli accidenti, non è scomparsa dopo poco tempo, bensì inesistente. Ma d'altronde non è l'indipendenza da tutto ciò che lo ha preceduto (s'evita l'impiego di "assoluto": sull'abuso della specializzazione di questo sfortunato aggettivo, alcune considerazioni a margine di un libro: vedremo...) a giustificare l'esistenza di un modo o di un singolo.

Nessun commento:

Posta un commento