martedì 2 luglio 2019

Però "in breve"...

...la domanda "qual'è la caratteristica che nell'ottica universalista del cosiddetto Occidente moderno rende necessario ad una persona avere la cittadinanza di uno stato?" si pone. Per avere una casa? No, perché se hai un conto bancario sufficiente, puoi averla anche da cittadino straniero. Per circolare con un mezzo privato o pubblico (cioè del popolo; e quale sia il senso etimologico di "popolo" qui è già stato accennato)? Nemmeno: paghi per ottenere la patente frequentando dei corsi appositi, e puoi circolare senza problemi; paghi il biglietto - in certi paesi, piuttosto "teoricamente" - e li usi quanto vuoi. Per poter studiare fino al massimo grado disponibile? Ma no, anche a te che non sei cittadino dello Stato in cui risiedi, raggiunta l'età di legge, è fatto obbligo di studiare fin dove la norma impone. Al fine di avere accesso alle cure sanitarie? Escluso, perché sono garantite anche a chi non è del posto. Per non pagare le tasse? Figurarsi, quello è obbligo universale. Per pagarle? E' l'ultima preoccupazione, giacché su ogni operazione di scambio si pagano, anche senza reddito. Rimane solo il fine anagrafico, statistico, il controllo della circolazione degli individui e qualcos'altro. E dunque la domanda torna: "Qual'è la vera ed inderogabile necessità che rende inesorabile per il singolo avere una cittadinanza in Occidente, se dal punto di vista teorico per godere di tutti i diritti garantiti da uno stato basta la residenza sul suo territorio?

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