giovedì 18 luglio 2019

Sostenere...

...adunque la "inferiorità naturale" della donna in base a principi unicamente quantitativi persino dopo la sua teorica emancipazione (concreta in termini di legislazione) in Occidente, e comunque richiamandosi erroneamente alla penuria precedente al fenomeno sopra citato significa: non voler appositamente tener conto del fatto che in primo luogo alle donne era - in alcuni luoghi non poco popolati è tuttora - impedito avere una cultura ancor prima di poterne avere una che si occupasse degli stessi argomenti dei maschi. Ciò nonostante tra quelle poche donne sopravvissute come opera alla selezione condotta con certi parametri che non stabilivano, alcune sono state riconosciute all'altezza dei migliori anche nell'antichità, e dunque al di sopra di molti maschi. Secondo: poiché l'emancipazione in Occidente ha quarant'anni, capirà chi voglia bene, data la sua intelligenza, che se qualcuno a caso volesse usare come prova della inesistente inferiorità intellettuale femminile un principio solamente quantitativo, data la differenza cronologica a tutto vantaggio dei maschi per circa cinquemila (leggasi attentamente, e si ripeta: 5000) anni; capirà - per riprendere - appunto luminosamente che ci troviamo di fronte ad un limite non invalicabile col moltiplicarsi della "produttività", ma comunque ad un limite che si potrà superare solo col tempo di qualche ciclo di 365 giorni (366 ogni quattro anni) prima che sia il criterio quantitativo a dimostrare la non vera superiorità intellettuale della donna. Terzo: ancor oggi in Occidente non (non) si può dire che le donne abbiano le stesse opportunità dei maschi (lo preferisco ad "uomini"; e sì: ad davanti ad u-, venendo la preposizione dal corrispondente omografo latino), dato che ancora si possono avere difficoltà ad essere assunte perché si possono partorire figli. Se dunque tutti questi elementi sono contro la "tesi" maschiottista (direi piuttosto ipotesi, e pure poco solida)... Nella mia ignoranza un poco da Diogene (quindi alle volte lievemente brusca, come rimbrottò Montaigne nella Apologie de Raimond Sebond al filosofo) mi sono altrove erroneamente lasciato andare all'espressione "stupidità disarmante": me ne scuso. Con meno durezza avanzerò il dubbio che la tesi di una congenita impossibilità di superare i risultati mascolini sia poco documentata, come sarebbe poco documentata e non stupida una tesi opposta di superiorità della "femmina" (l'uso del termine "donna" da parte di uomini che esprimono una determinata opinione sulle appartenenti all'altro sesso è etimologicamente ipocrita, venendo "donna" da Domina, ossia 'signora'). Determinate ricerche, è vero, scientifiche condotte da "uomini" tempo fa pare ardissero sostenere una intelligenza "media" della donna superiore a quella del cosiddetto uomo, se per intelligenza intendiamo un solo tipo di intelligenza (ancora, certi studi recenti sostengono esista anche una intelligenza "animale", cambiando lievemente parametri: 'animale' è a rigore termine più impreciso di "bestia", "fiera" al fine di definire gli animali non umani); ciò arebbe la sua giustificazione nel fatto che le donne, oltre a dover risolvere quasi tutti i problemi che si parano davanti agli uomini, sarebbero tenute per contingenze a dissolverne anche taluni loro propri. In conclusione, poiché è assai probabile che non ci sia una superiorità "di genere" nel campo dell'intelligenza, parrebbe possiamo dire "poco accorto" sostenere all'inizio di uno scritto destinato al pubblico che la donna sia "naturalmente inferiore". Quando una tale ipotesi venisse più volte ribadita, alla crassa stupidità totalmente illecebre di taluni elideisti essa si presenterebbe, diciamo così, quale scarsissimamente persuasiva, e dunque in nulla convincente.

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