venerdì 20 settembre 2019

Mostri.

1) "Monstrum" è il prodigio. 2) In quanto tale, anche il non ordinario. 3) E' divenuto consueto definire perciò "mostro" colui che compie uccisioni di esseri umani in numero particolarmente elevato od in modo efferato quand'anche i casi siano pochi. Certo ha contribuito a far pensare a qualcosa di non umano il passo virgiliano di Aen. III, 658: "monstrum horrendum, informe, ingens, cui lumen ademptum"; però, al di là dell'idea di qualcuno su Polifemo come oggetto di pietà, una cosa deve venir chiarita: la forma stessa di Polifemo è umanoide. Anzi, è proprio quest'idea della forma esteriore dell'individuo molto simile a quella di un uomo, eppure così "diversa" da quella di un uomo "civile", a fare probabilmente la fortuna della parola: perché il mostro è formalmente un uomo, lo è all'aspetto; ma non corrisponde nel comportamento alla morale più diffusa, quella che prescrive la misura e quindi l'astenersi il più possibile dall'esercizio della violenza, tanto più omicida. La disumanità di Polifemo sta nel violare le leggi umane (e divine) dell'ospitalità uccidendo i propri ospiti, imbandendosi colle loro carni il pasto (Odissea IX), più che nel suo aspetto deforme (Polifemo ha un solo occhio) o nella sua grandezza; sta inoltre: nel fatto che si tratta non di un caso unico, ma facente parte di una serie l'uccisione di Aci, per esempio, e per casi futili (amore, puro sfoggio di forza come esibizione di empietà: Polifemo afferma che i Ciclopi non rispettano le leggi degli dei, ed Ulisse accecandolo intende anche affermare che la legge divina vale). L'identificazione dunque dei dittatori, e maggiormente di quelli che si danno al massacro, col mostro, s'inquadra in questi termini. Omero, tratteggiando Polifemo in assenza, usa la parola ἀνὴρ, che vale 'uomo': dunque il "mostro" non è affatto disumanizzato all'origine; il mostro in realtà è incivile, barbaro (Aristotele nella Etica Nicomachea tratta di popolazioni non greche in cui è pratica divorare i familiari ed altro: originariamente il barbaro è colui che "parla male" la lingua (greca). La deformità potendo essere estesa fino alla perdita dell'aspetto umano, la possibilità è stata in seguito ripetutamente sfruttata: ciò non vuol dire che "mostruosità" e 'non appartenenza al genere umano' siano sinonimi; anzi.

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