venerdì 25 ottobre 2019

Dunque (De mundo II, da un altro angolo)...

...nella "vita quotidiana", c'è un'importantissima differenza tra rappresentazione della forma "vera" di un oggetto (inteso in senso generale, ossia tutto ciò che ci "giace" avanti), e la rappresentazione dell'idea dell'oggetto, della sua immagine, a scopo comunicativo. Qui entra l'economia dello sforzo. Peirce sapeva che ogni descrizione è incompleta, per quanti dati vi si possano far affluire, sicché ciò che abbiamo è una gelatina. A tale gelatinosità della descrizione corrisponde, a partire dal Novecento almeno, il franare della sintassi anche più volutamente complessa della frase a caccia dell'esaurire la molteplicità del fenomeno con il linguaggio (linguaggio e sintassi della pittura, dell'architettura, del cinema...). Noi possiamo estendere la descrizione a livelli spropositati, insopportabili per qualsiasi banale essere umano: con questo, noi aumenteremo il dettaglio della descrizione. In risoluzione, per dirla cervantescamente etc., non siamo affatto tenuti a rinunciare al tentativo di descrivere quanto meglio possiamo; solo dobbiamo essere coscienti che come nella mano di Buddha, non arriveremo mai all'orlo delle dita od all'inizio del polso.

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