sabato 19 ottobre 2019

Se, putacaso...

...noi fossimo musicisti addestrati su di uno strumento, tali saremmo radicati in una tradizione esecutiva che ne esplorò, prima di noi, determinate capacità; se, d'altra parte, siamo aperti all'ascolto perlomeno di altri strumenti, e nella loro pratica ovverosia manifestazione sonora cogliessimo procedimenti ignoti all'uso del nostro strumento prediletto i quali tuttavia non potessimo escludere siano da esso imitabili, avremmo l'opzione (e legittimamente, se dobbiamo sviluppare la disciplina, la scienza, l'arte nostra; e più, arricchirla) d'essere tentati di esperimentare il trasferimento, e non accorgerci nell'immediato che determinati passi sono irreplicabili. Ma, quand'anche fosse per noi ineludibile la confessione di una inferiorità relativa (posto come lo strumento che vogliamo emulare potrebbe - ? - anch'esso avere, altrove nei suoi tasti o corde, limiti propri rispetto al nostro) avrebbesi da apprezzare: 1) lo sforzo "in sé"; 2) il raggiungimento attraverso quest'ultimo di nuovi confini prima non conosciuti.

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