sabato 21 dicembre 2019

La "integrazione"...

...dello stato borghese moderno sarebbe una bella cosa a due condizioni: a) che il sorveniente non desse tutto come dovutogli gratuitement; b) se lo scopo dello "Stato" stesso non fosse probabilmente quello che Marx descrisse così bene seppur brevemente in "La questione ebraica" (traggo dagli appunti ai Lineamenti di critica dell'economia politica il testo tedesco di MEW 1, 355: "Der politische Staat verhält sich ebenso spiritualistisch zur bürgerlichen Gesellschaft wie der Himmel zur Erde”; e 543: "ist ihrem Wesen nach die Entleerung des Menschen und der Natur von allem Gehalt, die Übertragung dieses Gehalts an das Phantom eines jenseitigen Gottes". Certo: "ultraterreno" per lo Stato è a rigore inesatto, essendo indubbiamente terreno; ma se la Storia è la manifestazione di Dio sulla terra, ed il vertice della manifestazione terrena è lo Stato (ogni singolo Stato: si veda il discorso sull'hegelismo come adattabile ad ogni nazionalismo, il "gioco" Eticità - Moralità etc.), la trascendenza e supremazia dello Stato sul cittadino, poiché ogni filosofia e disciplina umana riguarda l'uomo, quando si tirano le somme, implica che ogni ultraumanità è un un'ultraterrestrità terrena dello Stato, o quantomeno che (si potrebbe dire "cattolicamente") lo Stato infine è il "rappresentante di Dio sulla Terra". Ora, sempre per Marx, nello Stato borghese viene portato avanti un processo per cui si instaura: "die Differenz zwischen dem Kaufmann und dem Staatsbürger, zwischen dem Taglöhner und dem Staatsbürger, zwischen dem Grundbesitzer und dem Staatsbürger, zwischen dem lebendigen Individuum und dem Staatsbürger" (Zur Judenfrage). Quel che conta non è essere individuo vivente né "persona politica" - Staatsbürger andrebbe inteso come una figura all'inizio politicamente "piena" che, sovrapposta all'essere mercante, salariato, proprietario terriero, viene svuotata di ogni qualificazione non legata al produrre come qualificazione che conferisce valore, dignità all'individuo, e trasferisce ogni valore di esso all'essere "mercificatore". Il sospetto che che nasce è dunque che l'integrazione sia voluta per un sentimento di umanità bensì, ipocritamente, perché la pace che ne deriva favorisce la produttività di quest'essere vuoto (secondo la breve definizione ripetuta negli appunti ai Lineamenti di critica dell'economia politica, "macchina psichica") a tutto vantaggio dell'universale etico reale che è lo Stato e specialmente i suoi vertici (la "società" si esprime concretamente in una gerarchia di comando e ricchezza, ampliata e concentrata attraverso la moltiplicazione dei mezzi di gestione dei beni di base. Dunque anche alla "integrazione" sarebbe necessario mutare le basi.

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