lunedì 16 dicembre 2019

Tema interessante per l'elideista (Nella concezione II).

Cervantes non ha torto. Traducendo versi da una lingua straniera si perde "troppo". Tuttavia: 1) Ciò vale anche per la prosa; 2) vale anche per le forme antiche di una lingua non "propria" (tanto più, direbbe qualcuno). Ma soprattutto: 3) il principio che "troppo va perduto" vale anche per le forme antiche di versi e della prosa nella propria lingua; 4) e vale pure per la parola versificata nella "nostra" lingua, a noi (relativamente) contemporanea; 5) come vale nella prosa per noi madrelingua cui siamo "contemporanei", poiché le competenze linguistiche ed i sensi conferiti dall'interprete (lettore) alle parole non sono mai totalmente identiche, per migliaia e migliaia di caratteri susseguentisi, a quelli che coscientemente loro l'autore conferì nella composizione. Però, come qui già è stato indicato per la via di "Nella concezione...", se assumiamo l'angolazione di un certo Umanesimo - Rinascimento, tradurre diviene indispensabile, simultaneamente alla lettura dell'opera "in lingua originale" ed in varie edizioni.

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