martedì 18 febbraio 2020

Prima di tutto,

idealmente il sistema economico - culturale (così, perché la cultura non può più essere frutto, né approdare all'otium latino, posto che sarebbe ancora necessario, per uno svolgimento del genere, che il civis godesse proprietà sufficiente; ma in presenza di una alta concentrazione di essa in poche mani, che si accentua, ciò è impossibile) capitalista prescrive che la persona (il singolo deindividualizzato), più che in organizzazioni precedenti, nelle quali la "massa" ne era programmati- e giuridicamente esclusa, punti a far soldi, e poi al resto (ciò fu anche manualisticamente ammesso da storie della rivoluzione industriale usate nelle scuole internazionalmente). Questo come premessa: da ciò discende che tutto quello il quale riduce i "profitti netti" dell'individuo (ché tale persiste ad essere nella realtà) dev'essere limitato, se inessenziale alla propria esistenza particolare, il più possibile; la maggioranza delle persone, eliminato il superfluo, rimane comunque con spese, alcune fatte necessarie, riducenti i "profitti netti" del suo lavoro a quanto basta per sopravvivere o poco più (per esempio, a presentare un aspetto esteriore socialmente accettabile). La cerimonia di matrimonio è una spesa; una casa più grande è una spesa diversamente fissa nella sua composizione; così il vestiario, così uno o più figli coll'istruzione obbligatoria, se ci si vuole limitare e togliere loro quasi ogni speranza di un lavoro degno. Perciò: la denatalità che si diffonde nei paesi definiti Occidente non è frutto avvelenato della "pigrizia bruta operaia", ma conseguenza del naturale istinto a cercare di mantenersi acrobaticamente almeno un minimo al di sopra della mera sussistenza, posta pure l'instabilità del "mercato del lavoro", ossia l'incertezza costantemente incombente della perdita del lavoro e della stabilità autenticamente economica. Nelle epoche precedenti, fatta la tara ai precetti religiosi che supportavano l'istinto sessuale, alcuni motivi causavano l'alta generazione: 1) "Malthussianamente", l'altrettanto - quasi - alta mortalità generale ed infantile (in quantità marginale dovuta ad esposizione), innescante nuove nascite per reazione psicologica e non solo: e comunque una, diciamo così, "garantita" sostenibilità agricola futura di una crescita moderata della popolazione in ragione di una serie di concause; 2) la decisione incontrastabile dei genitori o dei patriarchi per interesse di stirpe; 3) la "caccia" alla più o meno magra dote della moglie da parte degli aspiranti mariti, che più che altro volevano se non sostenersi, meglio ergersi tramite quella; 4) la totale assenza di contraccettivi, posta qui in quanto si presuppongono nozze legittime, ma che non tolgono il possibile uso della frase, rivolta ai figli: "Sei stato un incidente"; 5) l'alta intensità di braccia (sineddoche indicativa assai da utilizzarsi) necessaria per ottenere una quantità di prodotto edibile - direttamente od indirettamente conseguito - bastante al sostentamento da un fondo rustico od urbano (ancora ottanta anni fa bambini men che decenni in paesi già ritenuti abbastanza avanzati, con il solo parziale pretesto della guerra in corso che s'era portata lontano il padre, venivano posti nei campi ad assistere la madre di famiglia nei varii lavori indispensabili anche "solo" alla preparazione del terreno per la semina e dunque per il futuro raccolto). Il calo della mortalità fra adulti e bambini; l'introduzione progressiva di contraccettivi che rese meno "fatale" la gravidanza; l'iniziale aumento della produttività agricola non seguìta da un paragonabile aumento dei prezzi (anche perché probabilmente tale crescita agli esordi, grazie al miglioramento dei mezzi di conservazione dei cibi a breve ma soprattutto a medio e lungo termine, venne indirizzata dalle famiglie al "malvagio" - capitalisticamente - autoconsumo); il rafforzarsi della salute ed il prolungamento della vita, che rendevano meno urgente nel maschio: a) il riprodursi; b) anche in ragione della accresciuta qualità di vita dello zitello, la predazione del "prezzo" della moglie, quella del matrimonio stesso) contribuirono ad abbassare la natalità, poiché essa cominciava ad avvicinarsi ad un fenomeno determinabile da una scelta. Una volta che l'umano può scegliere se avere figli, e non è costretto da una serie di spinte ad averli, sebbene ciò significhi stentare a sopravvivere: a) è difficile convincerlo che è ancora obbligato a far figli, più che volerli; b) entra in campo la considerazione veramente economica, cioè quella che riguarda la sostenibilità da parte del bilancio familiare della spesa implicata in un figlio, e, dovendo scegliere, in una situazione di debolezza e precarietà di entrate monetarie insostituibili con altro nella casa, se estendere il rischio già tendente al rialzo di morire di fame tu e tua moglie / marito, tua e del tuo compagno / compagna, anche al figlio / figli, una questione di buon senso fa propendere, secondo una logica anche capitalista (vedi l'inizio), per la seconda opzione. E' conseguentemente un atteggiamento assai ipocrita lamentarsi perché l'aspirante lavoratore (essendo ormai obliterata la dignità di cittadino, che sarebbe indipendente dallo stato del produttore / pagatore di tasse) vuole prima produrre reddito sufficiente - risultato sempre più difficilmente ottenibile, sempre secondo un principio capitalista - al proprio mangiare etc., e solo poi, unicamente poi, badare a mettere al mondo un discendente che non si sa quando, addirittura se, sarà in grado di intascare ciò che gli consentisse di vestirsi, risiedere tra quattro mura, mangiare bere e dormire quanto basta senza far soffrire anche altri. E' il capitalismo bellezza, accettalo tutto.

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